La procura ha aperto un fascicolo, a cura di Ennio Cillo: si indaga per voto di scambio. La deputata Teresa Bellanova ha indirizzato un’interrogazione al ministro Cancellieri, «perché il governo intervenga e si faccia luce sulla compravendita di consensi elettorali già denunciata lo scorso maggio dal Pd».

Il primo a denunciare il voto di scambio è stato un consigliere di maggioranza, Francesco Cazzella, durante le scorse elezioni comunali leccesi, con un comunicato stampa. Il Pd, in quell’occasione, ha lanciato l’allarme e ha consegnato un esposto in procura, di 28 pagine, con prove documentali e testimonianze di cittadini contro presunti procacciatori di voti, che avrebbero promesso case in cambio di voti.
Il senatore Maritati, subito dopo le elezioni, ha bacchettato la magistratura leccese, durante un’intervista al «Corrieresalentino.it», per l’atteggiamento «morbido» nei confronti della politica, adombrando la possibilità che durante le comunali di Lecce si siano verificati episodi inquietanti di voto di scambio.
Oggi, la questione torna alla ribalta grazie a un’intervista rilasciata da una coppia sfrattata ai microfoni di Telerama. Paola Bisconti e Angelo Monaco occupano un appartamento nel complesso Agave, a Lecce, di proprietà dello Iacp, ma per loro è arrivato lo sfratto esecutivo. La donna davanti alle forze dell’ordine, che stavano eseguendo l’atto giudiziario, ha lanciato un’accusa pesantissima alla politica. Quelle parole pronunciate davanti ai microfoni di una nota emittente televisiva non potevano essere ignorate.
Nell’interrogatorio, durato tre ore, davanti alla Dogos, la 34 enne ha fatto dietrofront: «Io i nomi non me li ricordo. Ho confermato agli agenti che mi hanno offerto soldi, casa e alloggi, ma non ricordo altro. Erano talmente tanti quelli che mi hanno presentato questi soldi, ma non ho preso mai nulla in mano».
Ai microfoni di Telerama, però, la donna aveva parlato di 120 euro e 5 buoni benzina, oltre alla promessa di un alloggio. Le accuse della prima ora, sotto l’impeto della rabbia, erano state di ben altro tenore: «I politici hanno pagato per garantirsi il voto».
Ora i coniugi sono arrabbiati e delusi perché l’attenzione si è spostata sul voto di scambio e non sull’emergenza abitativa che coinvolge questa famiglia. Le dichiarazioni rilasciate, in mattinata, da Angelo Monaco dovrebbero confermare l’impossibilità di fare i nomi, perché non li ricordano. O forse non hanno voglia di ricordarli, come confermano le frasi della donna ai microfoni di Telerama: «Non m’interessa far finire in galera le persone, voglio parlare del mio problema».
Sarà la magistratura a chiarire se siano fondate o meno le dichiarazioni rilasciate durante l’esecuzione dello sfratto. Molti membri di maggioranza a Palazzo Carafa e il sindaco in primis hanno chiesto di non lanciare accuse generiche, ma di fare i nomi: «Le accuse devono essere circostanziate, altrimenti non sarà possibile perseguire chi si è reso responsabile di questi squallidi episodi».
Fuori dal caso specifico, durante le elezioni comunali, anche nelle redazioni dei giornali giungono notizie di voti messi in vendita e di voti comprati, di politici intenti a fare promesse e regalie varie in cambio di una croce sul proprio nome: pagamenti di multe, incarichi di qualche mese, formaggi freschi, buoni benzina, telefonini, alloggi e altre utilità. Dicerie, fantasie popolari? Sì, fino a quando non spuntano gli elementi di prova, le testimonianze e qualcuno, magari, tutto a un tratto, fa mente locale e rammenta i nomi.

Eliana Degennaro

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