“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo. 

I tratti soprasegmentali

“Una vecchia porta la sbarra”. Se si legge questa frase senza soffermarsi su nessuna delle parole, può accadere che due persone intendano due “cose” differenti, e cioè 1: che una donna anziana porta una sbarra di ferro; 2: che una vecchia porta, cioè un infisso di legno deteriorato, sbarra la strada per esempio per uscire o per entrare in una stanza.

Se si vuole evitare l’equivoco si può vigilare sul nostro messaggio e precisarlo mediante i tratti prosodici, che sono l’accentuazione, l’intonazione, la durata, con cui esprimiamo la parola, cioè il segmento della frase che ci interessa. Si chiamano appunto “tratti soprasegmentali”. Noi comunichiamo utilizzando, quando è il caso, questo ulteriore  linguaggio che ha lo scopo proprio di evitare equivoci. Gli attori a teatro o al cinema lo utilizzano per emozionare; anche noi a volte, meno consapevolmente, per comunicare le nostre emozioni, più spesso per farci capire.

Si vuole precisare che una donna anziana porta la sbarra, e dunque ci si sofferma sulla parola “vecchia”, che è un  segmento della frase. Dunque i significati possono essere tanti quante sono le parole, basta soffermarsi un tantino, o modulare la voce su quella parola, oppure porvi un accento. Se voglio precisare che parlo di una vecchia e non di due, per sottolineare quanto questa vecchia sia forte, mi soffermo su “Una”. E così via. “Vecchia”: attenzione! si tratta di una vecchia, non di una giovane; “Porta”: caso mai qualcuno stia pensando che la sbarra venga trascinata; “Sbarra”: porca miseria una sbarra di ferro non una piccola trave di legno! E così se dico la stessa frase a quattro persone diverse facendo emergere ogni volta una delle quattro parole, coloro che ascoltano percepiscono differenti sfumature di significato.

In conclusione se vedete una vecchia che porta una sbarra e volete riferirlo parlando al cellulare  a vostra moglie o a vostro marito, state attenti  a come vi esprimete. Se sono ansiosi potrebbero fraintendere e pensare che siete prigioniero da qualche parte, perché una porta vi sbarra la strada e quindi precipitarsi ad allertare pompieri, polizia, carabinieri.

Si tratta dunque di un altro linguaggio che si aggiunge al linguaggio verbale, spesso sostenuto pure dalla mimica e dalla gestualità, per precisare i significati ed evitare equivoci, ma lo utilizziamo anche, come già detto,  quando siamo emozionati e vogliamo comunicare le nostre emozioni.

Mi viene in mente l’avventura dell’altra notte in città, e voglio comunicare la mia emozione, raccontare la paura che ho preso e quello che mi è successo, che dà la misura della gravità dell’evento. Rincasavo a piedi, giro l’angolo e  “cinque grossi cani mi vengono incontro”.  “Cinque”, non uno soltanto, credetemi… una paura! “ Grossi”, non erano mica cinque cagnetti, erano grossi, anche voi ve la sareste fatta sotto. “ Mi vengono incontro”, non hanno cambiato strada, continuavano a venirmi incontro. Insomma sì, io me la sono fatta…Ah il randagismo! E’ il vero problema. Ho sottolineato “Vero”, perché tutti gli altri che abbiamo sono niente a confronto, infatti se l’Italia va a scatafascio non ce la facciamo mica sotto. Letteralmente voglio dire….( purtroppo).

 

 

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