C’è anche il nome di Espedito Valentini, il 28enne di Supersano in carcere per l’omicidio di Roberto Romano, tra gli undici indagati che, nelle scorse, sono stati raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta che, nell’ottobre scorso, portò all’arresto di cinque persone.

 

Nel 415-bis compaiono anche i nomi di altre cinque persone indagate a piede libero così come Espedito Valentini. Agli arrestati, i fratelli Antonio e Marco Galati, rispettivamente di 34 e 29 anni, di Supersano, Emanuele Toma, 31, di Taurisano, Orazio Preite, di 28, anch’egli residente a Taurisano e Antonio Fernando Vizzino, 29 anni di Nociglia, si aggiungono Daniele Urso, 28enne di Taurisano, Daniele Manco, 32enne anch’egli di Taurisano, Giuseppe Rizzello, di 27, di Poggiardo e di Franco e Matteo Raduano, rspettivamente di 29 e 41 anni, originari di Vieste, in provincia di Foggia. I cinque principali indagati sono tuttora detenuti.

L’impianto accusatorio non è stato intaccato perché il Riesame ha puntualmente rigettato le istanze di scarcerazione e le ipotesi d’accusa sono rimaste intatte. Le indagini del Commissariato di Taurisano consentirono di stringere le manette ai polsi di cinque giovani, responsabili, a vario titolo, di detenzione illecita di armi, detenzione e spaccio di droga. L’attività investigativa venne avviata a seguito del tentato omicidio del 36enne di Supersano, Marco De Vitis, risalente al pomeriggio del 24 gennaio del 2011. Quel giorno, De Vitis si trovava nei pressi della villa comunale, sui gradini del bar “Coffee Dream”, in via Diaz, quando vide Antonio Galati imbracciare un fucile Benelli calibro 12 e premere il grilletto cinque volte nei suoi confronti. In quella circostanza, fortunatamente, il 36enne riuscì a sfuggire all’agguato.

Da quell’episodio, il prosieguo delle indagini ha svelato scenari inquietanti e una serie di intrecci e legami tra persone note alle forze dell’ordine, tutte considerate come le “nuove leve” della criminalità, nonostante non appartengano ad alcun gruppo organizzato. Nell’indagine, come detto, è finito anche Espedito Valentini. Secondo l’accusa, risponde di danneggiamento aggravato perché il 17 ottobre del 2007, a Supersano, avrebbe esploso alcuni colpi di arma da fuoco contro l’autovettura di Giuseppe Romano, padre di Antonio Romano. Nelle intenzioni degli arrestati, poi, così come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare,  c’era anche il progetto di tendere un agguato ai danni proprio di Valentini.

In una intercettazione del 20 maggio 2011, si fa riferimento ad Antonio Galati e a Fernando Vizzino, come i presunti responsabili di un attentato ai danni del presuno omidida di Romano, sfumato perché gli aggressori non erano riusciti a forzare l’abitacolo dell’autovettura all’interno della quale si era rifugiata la vittima. Antonio Galati, al riguardo, riferisce: “Gli avremmo sparato un colpo in faccia…lo avremmo buttato affianco allo sportello ci saremmo messi in macchina, lo avremmo portato in mezzo alla campagna e si bruciava macchina e tutto lui e avremmo buttato anche il fucile e lo avremmo ucciso”. Gli indagati hanno ora venti giorni per chiedere di essere interrogati o per presentare memorie di fensive e sono difesi dagli avvocati Laura Minosi, Biagio Palamà, Massimo Bellini, Giuseppe Palese, Carmela Palese e Donata Perrone.