Parla di prospettive e aspettative, l’assemblea pubblica di quest’anno organizzata da Confindustria Lecce questa mattina presso il teatro Paisiello di Lecce e che si è conclusa con l’intervento del presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi.

Prospettive e aspettative quindi, per combattere la crisi. Un argomento ormai fin troppo discusso ma che resta pur sempre attuale e contro cui le associazioni di categoria vogliono far fronte. Per poter combattere, le proposte sono tante ma quel che serve è un fronte comune di intervento e l’aiuto delle istituzioni quanto delle banche.

 

“Le imprese”, come ha spiegato nella sua relazione Piernicola Leone de Castris, presidente di Confindustria Lecce, “lanciano un grido di allarme che non deve rimanere inascoltato. Non possiamo permettere che la qualità dei nostri professionisti e collaboratori venga vanificata a causa dell’emorragia occupazionale a cui, purtroppo, stiamo assistendo ormai da diverso tempo. La nostra industria ha le carte in regola per giocare la propria partita a livello globale ma sono le regole del gioco ad essere cambiate”.

E di regole del gioco, il presidente De Castris fa un lungo excursus: a cominciare dai costi più contenuti sul fronte dell’energia e della logista, per poi proporre un cuneo fiscale sopportabile e contratti e accordi sindacali che favoriscano la produttività aziendale. Un rapporto più agevolato con le banche, perché si possa avere accesso al credito e finanziare così la produzione, ma anche una vera e propria riforma del lavoro che non abbatta ma sostenga le imprese. Ancora una burocrazia più snella che velocizzi il processo produttivo e una guida all’internazionalizzazione, che oggi rappresenta una scelta strategica fondamentale di crescita e sviluppo.

Di internazionalizzazione e innovazione, parla anche il vice presidente della Regione Puglia, Loredana Capone, che ha presenziato questa mattina al Teatro Paisiello. “Affinchè questi due concetti siano sviluppati, c’è bisogno di una strategia comunitaria su cui dobbiamo lavorare assieme attraverso impegno e cofinanziamento che chiediamo sia ad imprese che alle istituzioni. Crescita è una parola che deve tornare nel nostro Paese e noi possiamo farcela, d’altronde questo territorio dà il meglio di sé proprio nei momenti di difficoltà”.

Durante l’assemblea sono intervenuti anche il Sindaco di Lecce Paolo Perrone, il Presidente della Provincia Antonio Gabellone e il Magnifico Rettore Domenico Laforgia; quest’ultimo  ha riposto nell’Università le migliori speranze del futuro, dichiarando che “La nostra percezione della crisi nasce da una mancanza di etica, se recuperiamo questo, rilanciamo tutto, anche l’economia. Il nostro sistema universitario gioca – per usare una metafora calcistica – nella bassa serie A e gode di una posizione di tutto rispetto. Non a caso l’Università del Salento si trova tra le prime 400 al mondo e i nostri cervelli vanno a ruba. Dobbiamo partire da qui per una collaborazione che porti ad un rilancio dell’economia”.

Meno ottimista ma molto più forte il commento del presidente nazionale Confindustria Giorgio Squinzi, che ribadisce quanto le carenze della formazione, siano rilevanti a peggiorare questa situazione di crisi: “Istruzione e formazione sono fondamentali ma dobbiamo ammettere che in Italia presentano gravi lacune; diplomati e laureati un meno che negli altri paesi, altissima percentuale di disoccupati, rigidità e chiusura al cambiamento”.

Il presidente Squinzi ha elencato punto per punto tutti gli elementi che impediscono di uscire dalla crisi e che andrebbero rivisti affinchè l’economia possa essere rilanciata in questi tempi bui. “In Italia ci facciamo ricordare come la seconda potenza industriale europea ma poi all’atto pratico non cambia niente. Si accusano gli imprenditori manifatturieri come degli incapaci, cosa non vera! Dobbiamo invece pensare alla burocrazia che soffoca lo sviluppo, alle inefficienze della Pubblica Amministrazione che genera sprechi e ritardi, al credito che scoraggia le imprese con aliquote troppo alte e cunei fiscali esagerati. Non vogliamo populismi e avventurismi ma dobbiamo imparare a reagire tutti insieme perché il quadro esterno è appesantito. Questo è ciò che la crisi chiede, perché la crisi continua a mordere e il divario produttivo si allarga sempre di più”.

“Spero alla fine” ha poi concluso “Che prevalga il buon senso per la firma dell’accordo sulla produttività. Abbiamo lavorato tantissimo al testo, il 17 ottobre erano tutti d’accordo poi c’è stato qualche ripensamento strada facendo. Mi auguro che alla fine si riesca a ottenere la firma totale, perchè il Paese è in una situazione difficile, ha bisogno di concordia, ha bisogno che tutte le parti sociali remino nella stessa direzione. Abbiamo formulato con altre associazioni imprenditoriali un testo definitivo che non può più essere cambiato, alcuni sindacati lo hanno già sottoscritto, il mio sogno è avere la firma di tutti”.

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