L’Associazione della Stampa di Puglia esprime ”sconcerto e preoccupazione per la decisione della Procura della Repubblica di Lecce di sottoporre a perquisizione il collega Giuliano Foschini, giornalista di Repubblica”.

Lo afferma in una nota il presidente, Raffaele Lorusso.

”Con un tempismo raramente riscontrabile in analoghe vicende in cui sono cittadini comuni a rivolgersi alla magistratura – prosegue – la Procura di Lecce, poche ore dopo la denuncia di uno dei sostituti procuratori della Repubblica di Bari protagonisti dello scontro, ha disposto la perquisizione da parte della polizia nell’abitazione del collega Foschini e nella redazione barese di Repubblica, dove lavora

. Il collega Foschini, cui va la piena solidarietà del sindacato dei giornalisti pugliesi, ha fatto soltanto il proprio dovere, informando i cittadini su una vicenda che, indipendentemente da come andra’ a finire, non contribuisce a rafforzare nell’opinione pubblica la fiducia nella giustizia e in coloro che l’amministrano.

L’approccio nei confronti dei giornalisti da parte una certa magistratura inquirente non puo’ non destare preoccupazione perch‚ le passerelle delle forze di polizia nelle redazioni nascondono sempre il tentativo di mettere il bavaglio alla stampa. Ancor piu’ grave, in questo caso, appare la contestazione al collega Foschini del reato di ricettazione”.

”Essendone poco chiari, se non fantasiosi i contorni – prosegue Lorusso – sarebbe grave se l’ipotesi di reato fosse stata formulata soltanto per risalire alle fonti del giornalista, attraverso perquisizioni e intercettazioni, e quindi per impedire a quest’ultimo di lavorare e di dare notizie scomode”.

”Quello di indagare per ricettazione i giornalisti in presenza di fughe di notizie chiaramente ascrivibili ad altri e non a chi ha il dovere di divulgarle nell’interesse esclusivo dei cittadini ad essere informati – conclude – è ormai uno schema cui la magistratura inquirente ricorre con sempre maggiore frequenza e verso il quale non si puo’ restare inermi e silenti. Si tratta di una situazione inquietante e intollerabile, che riporta ai tempi della censura di cui, evidentemente, in tanti, non soltanto in Parlamento, sentono la nostalgia”.

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