Ha patteggiato due mesi e sette giorni Pierluigi Cantisani, neurochirurgo di 62 anni, di Lequile, in servizio presso il “Vito Fazzi” finito sotto processo con l’accusa di lesioni personali colpose.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce, Fabrizio Malagnino, dopo che il sostituto procuratore Steafania Mininni aveva dato il proprio assenso.

Secondo quanto denunciato dai familiari di Eugenio Casavola, 60enne leccese, maresciallo dell’aeronautica in pensione deceduto alla fine di agosto del 2010, il professionista, nel corso della biopsia indispensabile per svolgere una diagnosi precisa e programmare l’adeguato piano terapeutico e senza il consenso del paziente, sarebbe intervenuto procurando al maresciallo un’emorragia che fu causa della emiparesi della gamba e del braccio destro e di una disfasia motoria.

Per questo, si determinò un’incapacità per il paziente di attendere alle proprie occupazioni per un periodo di tempo superiore ai 40 giorni. L’esame era stato disposto dopo la diagnosi di un tumore al cervello. L’indagine venne avviata con una querela depositata in Procura dalle figlie del maresciallo e, inizialmente, venne anche iscritto il nome del primario di neurochirurgia del Vito Fazzi, il dottor Antonio Montinaro, la cui posizione è stata successivamente stralciata.

Nel corso delle indagini, il capo d’imputazione venne rubricato in omicidio colposo ma una perizia disposta dalla Procura accertò come non si potesse determinare un nesso tra l’errore nella biopsia e la morte del militare nonostante l’intervento fosse stato eseguito in maniera errata. L’imputato era difeso dagli avvocati Francesco Calabro e Marcello Petrelli. I familiari del defunto da Michele Palazzo.

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