Un maresciallo capo del 235/o Reggimento addestramento volontari di Ascoli Piceno, la caserma dove prestava servizio Salvatore Parolisi, è stato rinviato a giudizio dal gup militare per il reato di «ingiuria e minaccia ad un inferiore».

Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis, il sottufficiale – Antonio Di Gesù, 38 anni, originario di Nardò (Lecce) – avrebbe molestato sessualmente una giovane caporale, minacciandola di rovinarle «la carriera e la vita».

L’accusa nei confronti del maresciallo è di minaccia e ingiurie a un inferiore e in particolare nei confronti di un’allieva 25enne, reato che sopperisce alla mancanza di uno specifico reato di molestie sessuali in ambito militare. Le indagini sugli abusi risalgono al periodo precedente all’omicidio di Melania Rea. Secondo quanto si legge nel rinvio a giudizio il maresciallo capo effettivo al 235esimo Reggimento Addestramento Volontari di Ascoli Piceno, Antonio di Gesù, incaricato delle mansioni di magazziniere della terza compagnia, il 21 luglio 2009, «offendeva prestigio, onore e dignità di una soldatessa sua inferiore, cui minacciava altresì un ingiusto danno».

In particolare, secondo quanto si legge nel rinvio a giudizio, il maresciallo avrebbe ordinato alla soldatessa «di seguirla in magazzino» e nel corso del tragitto le avrebbe chiesto «se le sarebbe piaciuto essere la prima del corso»; guardandola le avrebbe poi detto «io ti posso aiutare» invitandola ad avere con lui un rapporto sessuale. «Nel corso della stessa giornata, una volta nel magazzino con la ragazza m entre lei scendeva dalla scala dove era salita per prelevare del materiale, reggendo la stessa scala» e nonostante «l’invito a spostarsi, le poggiava le mani, a palmi aperti, sulle natiche».

Infine, a seguito delle rimostranze della donna caporale il maresciallo le avrebbe detto: «Qualsiasi cosa farai, sappi che è la tua parola contro la mia. Non ti permettere di dire nulla a nessuno, non mi interessa se sei figlia di ufficiale. Se provi a dire qualcosa, io ti rovino la carriera e la vita». L’udienza davanti al Tribunale militare di Roma è prevista per il 5 febbraio 2013.

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