La situazione occupazionale nel Salento assume aspetti preoccupanti. Questa mattina hanno manifestato i lavoratori di Adelchi, Filanto,  della Ntc di Nardò, della Palumbo e della Intini. Il denominatore più o meno comune, la cassaintegrazione in scadenza,  corrisposta in ritardo e nessuna prospettiva futura

Scenario delle proteste dei lavoratori, sempre viale XXV Luglio, nei pressi della Prefettura. I disagi di questa mattina hanno avuto ripercussione sul traffico cittadino. E’ rimasto bloccato per ore viale XXV Luglio e una parte di viale De Pietro in entrata, creando ingorghi già all’altezza della rotatoria di ingresso della SS 613.

 

I rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil e relative sigle, erano al fianco dei lavoratori che in più momenti hanno minacciato azioni limite, richiamando l’intervento degli agenti in assetto antisommossa. Una realtà nuova per i finora pacifici manifestanti, segno di un inversione di tendenza per gli animi esasperati dei lavoratori.

Il sit-in dei lavoratori ex Lsu della Intini con le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil hanno riproposto quanto già manifestato lo scorso 30 ottobre al Provveditore agli studi: il problema dei ritardi dei pagamenti delle retribuzioni, “che si ripropone ogni mese con palese violazione dei principi contrattuali; al momento non sono ancora stati erogati ai lavoratori gli stipendi di settembre e ottobre 2012”. Inoltre, con le trattenute Irpef, qualche lavoratore ha ricevuto un pagamento arretrato di poche decine di euro. “Tra il clima di incertezza che aleggia sulla società Intini e i ritardi nei pagamenti, siamo qui per chiedere al Prefetto di farsi portavoce al Ministero, per l’estromissione della società che non garantisce i lavoratori”, ha dichiarato la segretaria provinciale della Filcams Cgil, Domenica Amadeo.

Diversa la situazione per gli altri lavoratori, tutti in cassa integrazione in deroga con scadenza al prossimo 31 dicembre. Dalla Ntc di Nardò ne rivendicano gli arretrati. Per due delle cooperative all’interno della pista Prototipo, lo spettro del licenziamento diviene ogni giorno più concreto, ma quello che agita ulteriormente i lavoratori sono gli arretrati della CID. I lavoratori della “Sasine” e “All Service”, le cooperative finora operanti, non ricevono la cassa integrazione rispettivamente da luglio e da settembre. I lavoratori di una terza cooperativa, la “Italian Job”, non hanno avuto accesso neanche alla CID. “Siamo stanchi dei tavoli di concertazione – ha dichiarato il rappresentante sindacale – ci devono dare i soldi, la Regione si faccia carico in qualche modo di quanto ci deve. Ritorneremo a sederci ai tavoli per le trattative lavorative, ma la cassaintegrazione ci spetta”. Intanto all’interno della pista opera un’altra cooperativa, la Cobat, che avrebbe dovuto assorbire i lavoratori di Sasine, All Service e Italian Job ma alla vigilia della scadenza della cassa integrazione, nessuna iniziativa è stata presentata e per tutti si prospetta la mobilità.

Molto simile la situazione per Adelchi e Filanto. Solo per il gruppo Adelchi si parla di quasi 800 unità, 700 iniziali più altri 90 di Specchia, dove si realizzano i campioni, aggiunti di recente.  Rivendicano gli ammortizzatori sociali e un rinnovo di essi ma vorrebbero soprattutto che si parlasse di rinnovi contrattuali. “Quello che firmiamo non viene rispettato, vorremmo un rinvio della cassa integrazione per rimanere legati all’azienda, ma non ci pagano nemmeno quella attuale”.

Per la Palumbo, il gruppo di tre aziende che racchiude Pastral, Cocem e Leadri e che si occupano di costruzioni stradali. I lavoratori avevano deciso di riunirsi presso la sede di Sternatia del gruppo, ma poi hanno proseguito la loro protesta presso la Prefettura. Avevano commesse per i due sottopassi di Sternatia e San Cesareo e la costruzione della Maglie-Otranto e della Regionale 8, ma proseguono a rilento per via delle proteste degli ambientalisti nel  caso della Magli-Otranto, mentre non si è mai dato avvio alla Regionale 8 per alcuni ricorsi antiesproprio. Nonostante il Tar abbia dato parere negativo al diniego di esproprio dei proprietari, non si è ancora avviata una cantierizzazione. Se non dovesse avvenire entro la fine di dicembre, le sorti lavorative di centinaia di operai sarebbero compromesse.

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