In questi giorni si è accesa un’intricata querelle, che farà perdere un altro uomo al Pdl, sulle presunte ritorsioni che Silvio Astore avrebbe subìto dai suoi compagni di partito. Sembra che la miccia si sia accesa in seguito al conflitto sindacale nato in Provincia, tra lui e il presidente Gabellone: l’ex sindaco di Poggiardo

, oltre a essere direttore del Centro per l’impiego del suo paese, è stato eletto segretario Rsu, un incarico che gli conferisce la rappresentanza sindacale di 570 dipendenti provinciali.
La Ragioneria dello Stato aveva chiesto alla Provincia di restituire le indennità distribuite ai dipendenti sparsi per la provincia di Lecce, perché non era stato istituito un “Nucleo di valutazione”: questo vizio formale ha reso illegittime le 870 mila euro corrisposte ai dipendenti. Gabellone ha voluto procedere all’immediata restituzione delle somme: anche Astore si è visto detrarre le prime 400 euro in busta paga. L’ex sindaco di Poggiardo aveva chiesto con insistenza che il presidente della Provincia non ottemperasse alle richieste della Ragioneria e che si desse l’incarico a un avvocato per contestare queste valutazioni. Su queste vicende è nato il primo scontro: Astore ha scelto di andare fino in fondo facendo ricorso al Capo di Stato, «perché per i vizi di forma, che ci sono stati, non li possono pagare i dipendenti».
Secondo le ricostruzioni dei sindacalisti, l’ex sindaco di Poggiardostarebbe scontando lo ‘sgarro’ di non essersi schierato con Gabellone perdendo, in un colpo solo, la possibilità di entrare nel CdA delle Terme di Santa Cesarea e la qualifica di direttore del Centro impiego del suo paese. Con una delibera dovuta al riassetto delle province sono state eliminate due posizioni organizzative su 49: quelle di Martano e di Poggiardo. Quindi, Astore non è più il direttore del centro impiego di Poggiardo. Il secondo colpo è arrivato con l’intervento del centrodestra, che ha puntato il dito contro l’incompatibilità dell’ex sindaco di Poggiardo per l’ingresso nel CdA delle Terme, in quanto ricopre il ruolo di dipendente provinciale.
Per l’occasione è tornato in campo l’asse con Gianfreda, che difende a spada tratta, in un comunicato diramato nel pomeriggio, il suo ex avversario alle amministrative. «Nelle istituzioni dovrebbe esserci il rispetto di leggi e regolamenti che nella fattispecie dell’autorizzazione al dipendente Astore per far parte del C.D.A. delle Terme di Santa Cesarea il Consigliere Ciardo e l’amministrazione di cui fa parte hanno ignorato o interpretato nella logica grossolana, di “killeraggio politico”, negandogli la possibilità di farne parte e richiamando una presunta incompatibilità. Analoga incompatibilità, invece, non è stata rilevata in precedenza negli anni 2010 e 2011 in cui sono stati autorizzati ben 272 altri dipendenti ad accettare incarichi esterni».
Biagio Ciardo, capogruppo del Pdl in Provincia, risponde ricordando che lo stesso Gianfreda ammette che esiste l’incompatibilità e che Astore era già stato avvisato dell’impossibilità di accettare l’incarico. «A questo si aggiunga – continua Ciardo –  che da nessun comunicato o dichiarazione è mai emerso che la decisione assunta dall’Amministrazione provinciale, in merito alla scelta organizzativa del Centro per l’Impiego di Poggiardo, sia caratterizzata da illogicità. Ciò detto, va dato atto ad Astore di aver assunto una decisione in coerenza con quanto segnalato dall’Ente e di assoluto buon senso, che conferma, una volta di più, il rispetto delle regole e la tutela dell’interesse superiore del buon andamento della pubblica amministrazione verso i quali ha sempre proteso».
Gianfreda, però, insiste affermando che la Provincia non ha motivato adeguatamente il provvedimento. «Venendo alla “sostanza” – conclude il consigliere regionale ex Idv – si invita il consigliere Ciardo a non fermarsi alla lettura dell’art.60 DPR 3/1957, ma a leggere l’intero articolato normativo: troverà norme, più pertinenti al caso del dipendente Astore, in cui spetta al dipendente l’autorizzazione a svolgere incarichi in enti partecipati dall’amministrazione di appartenenza».

Alberto Capraro

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