“L’amore è l’alfa e l’omega”. Platone.
Chi pensa che la poesia possa nascere solo da una condizione drammatica dell’animo, o unicamente dalla sofferenza si sbaglia alla grande, perché essa non è fatta solo di contemplazione del dolore e non sorge solo per cantare la negatività della vita, ma ha come suo primordiale origine

, come per Mauro Ragosta, lo stupore interno del poeta nei confronti di tutto ciò che lo circonda, che si traduce in canto e può avvalersi di varie corde, come dimostrano i diversi generi poetici (lirico, epico, satirico, ecc.). Ma che cos’è esattamente questo stupore interno ed irrazionale per la vita e l’amore che concede al poeta il primo input per comporre?
E’ una singolare capacità di osservazione, distaccata ed al contempo partecipe, una particolare inclinazione a cogliere il guizzo vitale che esiste in tutte le cose e situazioni, persino nella morte, una sostanziale illuminazione, o meglio una tendenza ad illuminare il reale riconoscendolo degno di essere attraversato e vissuto in ogni cosa. Tutto ciò lo definirei “il riso interiore” dei poeti, con cui Mauro Ragosta esplora alcuni aspetti della vita, come l’amore e gli affetti, che di per sè potrebbero darci una sensazione di squallore e sconforto e che invece, ripresi con la lente della “leggerezza”, rivelano una verità insospettata, ma accettabile e persino leggera da assumere, come è nella sua poesia, quella maestra di vita.
Egli ha scelto di compiere “l’avventura di restare” dentro la vita e la società, continuando a denunciare i guasti ed i mali, ma anche a cantare la bellezza dei valori, la solidarietà tra gli uomini e la genuinità dei sentimenti, facendo circolare tra la gente la sua poesia, esprimendo sempre il suo pensiero, mantenendosi coerente nella sua integrale rettitudine d’intellettuale e poeta.
Queste sue poesie, dove affiora la sua inesauribile versatilità e straordinaria duttilità di pensiero, sono state scritte in tempi diversi e poi riprese, ed ora “raccolte”, insomma, una scrittura “ritrovata” come lo scorrere del tempo.
Quando un’opera vede la luce, non è soltanto importante la fase della composizione, che non necessariamente avviene in modo consecutivo, ma ancor più fondamentale è la raccolta della stessa, la sua sistemazione riguardo l’ordine che non è mai meramente cronologico e l’unificazione che non è un semplice assemblamento delle parti.
“L’olio della poesia” di Mauro è questo: include ciò che il consorzio umano in genere esclude, riprende e recupera le macerie della vita sparse dietro e dentro di noi, ricomponendole in un ordine che ha un senso ed annullando la paura, consegna a ciascuno di noi, una lucerna che ci guida ad esplorare i suoi versi semplici, nudi e crudi, un vero e proprio caleidoscopio di emozioni e sentimenti diversi, lì dove l’amore soprattutto è come la matematica: addiziona i beni, sottrae i dolori, moltiplica i baci dividendolo con chi lo sa apprezzare fino in fondo!
Eccomi
L’amore
la morte
e la fine delle cose
originati in me
m’infondono nell’animo
il senso dell’infinito
della ricongiunzione al divino
del ritorno al Padre
del perdermi nel cielo stellato.
Il suo volume “Diletti e Delizie”, di facile lettura, finemente rilegato, dall’essenziale copertina e dall’elegante grafica stampato presso la Cartografica Rosato – Lecce, racchiuso in 63 pagine e con la prefazione a cura di Mirella Raganato, è un piccolo, grande scrigno da leggere e custodire gelosamente in libreria. Esso è un fragile e forte viaggio poetico, una dimensione dell’anima, del cuore e della mente in cui è consigliabile accedere in punta di piedi, per il suo contenuto, tipico della profonda esigenza di comunicare con la necessità di emanciparsi da uno stato di sensibilità interiore, osservata con un’accurata analisi introspettiva, frutto di spontanee riflessioni dove si trova ovunque la semplice complessità di un amore per la vita e la sua donna che è sempre calore e risposta.
In un’ amena mattinata autunnale, riscaldata dai tiepidi raggi del sole, davanti ad un aromatico e corposo caffè nero bollente, ho incontrato il poliedrico poeta, che è stato ben lieto di rispondere ad alcune mie domande:
“Mauro, il poeta è anche un lettore?”
“No! Sono dell’avviso che un conto sia scrivere ed un conto sia leggere. Sono due dimensioni diverse, con sensazioni ed un sentire diverso, con esigenze e problematiche difformi. E comunque, ambedue sono legate alla dimensione letteraria, che è di per sé ancorata al mondo dei nostri sogni, di una realtà ideale e personalissima. In tale prospettiva, rientra naturalmente anche la poesia, nelle sue varie forme e sfaccettature”.
“Che cosa rappresenta la poesia nella società odierna? E’ un’arte riservata solo a pochi illuminati, oppure tutti oggi, possono scrivere versi, rime e pensieri?”
“Per me, il poetare è sintesi, in un contesto armonioso e musicale, dove il ritmo gioca un ruolo decisivo assieme al messaggio. Per me. Per altri, può essere qualcosa di diverso, qualcosa di legato ad un linguaggio aulico od a certe metriche e forme retoriche, oppure ancora, ad aspetti esclusivamente sonori, dove i contenuti, a volte, sbiadiscono, per evidenziare alcune tendenze presenti a Lecce. Da qui è facile capire che la poesia è una prerogativa di tutti. Certamente, se questo però diventa uno strumento per oggettivare un sentire comune, allora diventa un bene sociale e non invece un esercizio personale ed unico, che esclude gli altri. Detto questo, essa è uno dei tanti strumenti comunicativi, che oggi hanno una valenza più rilevante che in altri contesti storici, per il semplice fatto che siamo in presenza di una società decisamente psichica e colta, capace di cogliere anche forme verbali non  ordinarie”.
“Le piacciono le sue poesie?”
“Dipende dai miei stati d’animo. A volte sì, a volte no. Tutto dipende dalla dimensione esistenziale che attraverso”.
“Esiste qualcosa di eterno in esse?”
“Come per tutte le opere letterarie, in un’ottica trascendente, sì!”
“Se dovesse sintetizzare in una frase il senso del suo lavoro quale sarebbe?”
“Poetare corrisponde ai piaceri del deliziarmi e deliziare, condividere delle atmosfere che penso siano care a tutti”.
“La poesia è vita oppure la vita è poesia?”
“Alla domanda marzullesca, l’unica risposta possibile è che tra vita e poesia esiste una relazione circolare, di cui possiamo discutere in una prossima intervista”.
“Progetti per il futuro?”
“Proprio in questi giorni deciderò se scrivere un romanzo od impegnarmi in un altro lavoro economico, come Dove va l’economia leccese?”
“Nel ringraziarla per la piacevole intervista concessami, la saluto cordialmente, augurandole buon lavoro!”
“Un grazie di vero cuore Mariagrazia per la sua cura così sensibile ed attenta alla mia poesia”.

 

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