Domenica 21 ottobre alle ore 18.40 le suggestive sale di Villa Vergine hanno accolto, “tra l’antico ed il moderno”, le “prime parole” in versi del libro novello “Diletti e Delizie” di Mauro Ragosta, pubblicato con l’“Officina delle Parole”.

 

“Un luogo magico, incantato, unico, credo”- così si è espressa Pompea Vergaro, presidente del “Caffè Letterario Mimose”, accompagnata, nell’introdurre la serata, dal basso elettrico di Fabrizio Palombella. Un luogo che, immerso nel cuore del Salento, tra caffè e the, ha reso omaggio alle esigenze dell’autore, alla sua festa che è “necessità di condividere un bisogno personale”.

“Il Caffè Letterario Mimose è solo promotore questa sera, non organizzatore” – ha affermato Pompea Vergaro –  ricordando, con orgoglio, il diciottesimo anno di età del Caffè Letterario con il suo approdo a Brindisi nel 1994 e, poi, a Lecce nel 1997; una novità per quei tempi, che, con gli anni, ha preso forma ed addobbato facilmente i bar di pittura, musica, arte fino a divenire normalità. Lo slogan era: “incontrarsi per un caffè ma non solo”, successivamente: “un libro: una cosa tra le cose, finché qualcuno non l’apre”. E questa è stata l’occasione per Mauro Ragosta, ma non solo. Un’occasione per l’autore e per il lettore, pagine intime da leggere nel silenzio di noi stessi, attendendo l’incontro, l’incontro “magico” – così lo ha definito Pompea Vergaro –  tra chi legge e chi ha scritto. Un’atemporalità che non ha limite, ma che non può esistere se il libro resta chiuso tra gli scaffali di una libreria.

“Due facce della stessa medaglia nella vita di Mauro: la poesia e l’economia, prima la poesia, poi l’economia, poi la poesia”. Sembra quasi un eterno ritorno hegeliano, un processo di tesi, antitesi, sintesi, nel quale ciascun “membro della proporzione” non può vivere senza l’altro. “E nella vita dovrebbe essere anche così, perché la poesia senza l’economico non va da nessuna parte”.

“Diletti e Delizie”: l’incontro di due solitudini “per andare alla ricerca del mondo oltre il buio ed il tempo”; l’occasione per poter scoprire un’esperienza e farla propria; l’opportunità di crescere nel confronto. Così è cominciato il viaggio caleidoscopico di Mauro Ragosta: «Oggi ufficialmente siamo qui riuniti per la presentazione del libro “Diletti e delizie”, ma, sostanzialmente, oggi che cos’è? È una festa. Ma… Che cosa stiamo festeggiando?» Sicuramente “il passaggio da una dimensione ad un’altra dimensione”. E la metafora con il matrimonio si fa concreta: Villa Vergine è uno dei luoghi più “ambiti” dei giovani sposi che festeggiano il passaggio da una dimensione ad un’altra fondamentalmente sconosciuta e misteriosa, con l’auspicio che questa possa condurre alla sospirata felicità. Il pensiero di Mauro Ragosta parte da tale presupposto, dal significato della festa, una festa interiore, consapevole e sconosciuta allo stesso tempo, compiuta ed incompiuta, palpabile ed indeterminata da condividere con il lettore. Il suo sentimento è sintetizzato in due foto che lo scrittore ha ben posizionato dietro di sé, in attesa di spiegare “le sue ragioni” al pubblico. Ed ecco, allora, che arrivano più chiaramente le risposte. La prima foto, dal titolo “L’opera è compiuta”, scattata presso lo studio di Vincent, un’artista molto conosciuto, tra l’altro, di Guagnano, rappresenta tubetti di colore “spremuti”ed un frammento di quadro finito. Cosa vuol dire, dunque, quest’opera? «È una percezione. A cinquant’anni mi sono sentito ordinato nell’ordine, cioè un piccolo granello all’interno di un meccanismo enorme, perfettamente ordinato. Aver soddisfatto tutti i miei sogni giovanili mi ha fatto sentire realizzato. Il sentirmi realizzato, probabilmente, mi ha fatto sentire soddisfatto. Non è stata una  vittoria, perché la vittoria è un’altra soddisfazione. Ad un certo punto mi sono sentito compiuto, ma nello stesso istante in cui percepivo questa compiutezza ero già in un’altra dimensione e tale dimensione è raffigurata in quest’altra foto: Sant’Oronzo visto di spalle che sta “volando”; se ne percepisce una sagoma, un perimetro, niente di specifico, l’indefinito, l’indeterminato, l’impalpabile. Ed è la dimensione nella quale mi trovo ad aver apprezzato questo momento di pienezza: sono entrato nella dimensione dell’indefinito. Questa foto mi rappresenta in questo stato d’animo, in questa condizione».

Un  piccolo “paso adelante” e le percezioni per la conoscenza hanno richiamato a sé il concetto di ordine e caos. Quali saranno, dunque, i nuovi sogni, quale sarà la vita che verrà d’ora in avanti per l’autore? “Negli occhi” l’impossibilità di contenere il mistero e di scoprire il senso della vita?

Probabilmente si, ma il futuro è ignoto e non ci rimane che assaporare, per il momento, il suo messaggio di vita che è emozione, un messaggio che appartiene al passato ed oggi si accinge ascendendo a dare compiutezza con questa idea di festa: un vero e proprio matrimonio che ci fa entrare, quasi a “braccetto con l’autore”, in questa sua dimensione sconosciuta ed ancora acerba, tra le pareti fresche ed incantate di un luogo nel quale, egli stesso, dice di cercare il buon auspicio per la sua esistenza.

Una presentazione che ha del simbolico, ma anche dello scaramantico – come scrive Ragosta. In aggiunta, un valore condivisorio. Nel 2010 scrisse “Monsieur l’Alchimiste” con il quale si aprì per lo scrittore un periodo ricco di emozioni, di avvenimenti, conoscenze, un fervore che lentamente si è spento per lasciare spazio a questo nuovo volume, «un volume che rafforzerà i legami tra me e chi ama riflettere sull’esistenza – scrive l’autore –  sulla bellezza della vita o sul suo travaglio, nonché sull’amore e sull’amicizia».

Ritroviamo, quindi, con “La somma bevanda” la vita, “la cura” del giorno senza tempo o, ancora, in “Mai più” povertà, violenza, tradimenti ed ingiustizie che “animano la nostra azione forgiata dal senso di colpa”. “Indietro tutta” e vediamo i sogni primaverili dei “Trent’anni”, folli ed oscuri, tra pennellate di “colori pastellati, polverosi, decisi, densi”, ognuno legato al suo tempo: il tempo di ricordare, il tempo di amare, il tempo di stringersi “in un accordo”, il tempo di un saluto dolente.

Diventano ridondanti i vocaboli “silenti”: paura, stupore, proscenio, cuore, amore, morte, danza delle stelle e cielo. Essi vivono in un articolarsi ricco di pennellate di colori ed enjambement che prendono il posto del rigo, della punteggiatura, in alcuni casi, per lasciare libera creazione all’autore.

Il blu: il colore discreto per il silenzio profondo, il profondo mare, il cielo sereno ed immenso; un colore che infonde pace, trasporto, stupore per la sua leggerezza.

Il rosso: il rosso vita, il rosso scarlatto, energia, forza dirompente; “qualunque sia la luce, i suoi versi sono sempre aggressivi e violenti, vividi, richiamo bramoso alla vita, quella vera, dove non c’è ripetizione, dove tutto è novità perenne!”

Ancora, “risuonano” il verde marcio, il bianco della luce; il giallo dello sguardo eterno, la vita arancio dove tutto è stupore e meraviglia. Il tutto una “Delicata perfezione”, equilibrio tra gioia e dolore, tra vita e morte.

 

Su questo sfondo di immagini, Mirella Raganato ha egregiamente recitato la poesia “Se solo avessi”, ritrovando in essa la sintesi di tutti i temi che vengono dipinti da Mauro Ragosta all’interno della raccolta. «Il tema che qui ricorre, – ha aggiunto Mirella Raganato – ma, soprattutto, la parola che mi ha colpito è questo cuore: “se solo avessi la tua forza, se solo avessi la tua fede, se solo avessi il tuo coraggio, correrei, correrei ancora, verso colei che amo”». “E  tutto questo – afferma la Raganato – racchiude tutto ciò che egli ha voluto descrivere: il suo amore”. Il suo amore per chi? L’amore per la sua donna, per la sua compagna di vita, alla quale ha dedicato una poesia, “A Daniela”; il suo amore per la vita, il suo amore per l’ “aria briosa, fresca, sospesa” del Salento.

“Un autore che trovo molto più maturo, molto più sottile, molto più raffinato nelle sue descrizioni. È il cuore che batte nel nostro tempo, che si propaga nel nostro corpo e ci dice: svegliati, guardati intorno, assapora la vita come una bevanda per aristocratici. La musica del cuore è il leitmotive della vita”. Ne ha, quindi, esaltato le “pennellate impressioniste”, che non hanno tralasciato dediche a due artiste di rilievo, Gianna Stomeo e Silvana Bissoli, l’esplosione di colori, i “tocchi magici senza forma che servono per stimolare nel lettore delle immagini”. “In queste poesie – ha ancora commentato – non c’è solo la capacità di trasferire le sue immagini dentro di noi, e quindi far palpitare nuovamente il nostro cuore, ma vi è una fusione di contenuto e forma”. Ne ha fatto notare l’uso del calligramma come componimento poetico, il carme figurato utilizzato dai latini e poi ripreso da Guillame Apollinaire, ideale punto d’incontro tra poesia e pittura: ritroviamo, così, in “Eccomi” e con “La somma bevanda” il triangolo, simbolo della perfezione; in “Delicata perfezione”, se si uniscono i versi, si crea una clessidra che è simbolo del tempo.

Che cos’è il cielo senza stelle? Che cos’è un libro senza uomini?

“Bene, apriamo le porte all’amore, lasciamo che l’amore entri nel nostro cuore ed allora vedremo che la musica del cuore si trasforma in una danza “come la danza di una stella col suo cielo incantato!”