Michele Emiliano e Sergio Balsi, rispettivamente presidente e segretario regionale del Pd, insieme a Lecce per promuovere la candidatura di Pierluigi Bersani. Nonostante la maretta di qualche tempo fa tra i due esponenti del partito, stasera hanno dato un’immagine di unità politica e di intenti che troppo spesso in passato il centrosinistra sembrava aver perso

 

Nonostante da tempo si pensava ad un  Emiliano interessato solo alla sua candidatura per le prossime regionali, questa sera ha mantenuto saldo il suo ruolo di presidente del partito “niente regionali né governative, non mi piacciono quelli che pensano, una volta eletti, all’incarico successivo voglio finire il mio secondo mandato di sindaco, sarei il primo della storia di Bari”.

Esiste certo un movimento “Emiliano per la Puglia” ma si tratta, secondo il sindaco, di un movimento come quello che ha avuto Fitto, Vendola e tanti altri, di persone che hanno un’identità politica comune ma che non sono  iscritte al partito, “perché le persone oggi ci pensano molte volte prima di iscriversi ad un partito”, così nascono le liste civiche “utili a non far cadere la passione per la politica”.

Ed è stato proprio il senso di appartenenza al partito che ha portato il sindaco di Bari ad appoggiare il segretario nazionale Bersani anziché il presidente della sua regione, Vendola. Solo per spirito campanilistico e per la stima che li accomuna Emiliano avrebbe scelto Vendola, ma una tale scelta avrebbe significato l’isolamento della sinistra, mentre i big del partito hanno ormai deciso: uniti con l’Unione Di Centro. L’apertura al centro prima paventata, poi confermata è stata determinante dunque per la scelta di Bersani come papabile per la premiership.

“Vendola avrebbe fatto l’alleanza con l’UdC anche in questa tornata consiliare; certo il suo elettorato per motivi ideologici gliel’avrebbe anche fatta un po’pagare ma l’attuale  maturità politica di Vendola lo avrebbe spinto alle alleanze.  Per governare questo Paese non serve una maggioranza relativa ma una maggioranza qualificata e serve soprattutto la rappresentanza di quel centro moderato, senza la quale si rischia di perdere le briglie di un cavallo imbizzarrito da molti anni. Al momento opportuno Vendola saprà spiegare al suo elettorato che è importante l’alleanza con l’Unione di Centro, la stessa con cui andremo alle elezioni in Lombardia e nel Lazio. Certo  l’UdC avrà i suoi candidati e le sue ambizioni legittime ma per noi è importante mantenere salda quest’alleanza che ci consenta di cambiare il paese”. Ma solo qualche giorno fa, nel confronto televisivo tra i candidati della coalizione, Vendola ha ancora una volta ribadito il suo “no” al centro. Ancora una volta, dunque, potrebbe trattarsi di politica dei numeri: Sel, numericamente, vale meno dell’UdC.

Bersani, secondo Emiliano, è l’unico che tiene insieme il centrosinistra “è finita l’epoca dei barzellettieri, la leadership oggi significa un’altra cosa, significa tenere insieme un popolo smarrito, significa  riferimenti solidi che tengano bene nel tempo”.

Diverso il parere sull’altro candidato dello stesso partito, Matteo Renzi che secondo il sindaco di Bari ha un grande difetto: “ha fretta”. Un ragazzo di 37 anni –dice Emiliano – che finora ha dimostrato di non saper fare niente di particolare, non può ambire alla presidenza del Consiglio dei Ministri, si deve dare una calmata. E’ invece auspicabile che Renzi rientri nel gioco collettivo, le caratteristiche del buon politico ce l’ha, gli manca la pazienza.

La sala Bernini dell’hotel Tiziano di Lecce non era gremita, c’erano pochi simpatizzanti e alcuni amministratori locali del Salento. Ha moderato l’incontro, il segretario provinciale Salvatore Capone. L’intervento di Sergio Blasi ha ancora una volta ribadito l’importanza di ridare autorevolezza alla politica e alla classe dirigente, l’elettorato è ormai disaffezionato e smarrito, senza un leader con grandi capacità di aggregazione “come sta dimostrando di essere Bersani, si rischia la disfatta”.

 

 

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