Ha patteggiato due mesi e sette giorni Pierluigi Cantisani, neurochirurgo di 62 anni, di Lequile, in servizio presso il “Vito Fazzi” finito sotto processo con l’accusa di lesioni personali gravissime.

Il medico, secondo l’ipotesi accusatoria, il 26 gennaio del 2010, avrebbe effettuato una biopsia errata su Eugenio Casavola, 60enne leccese, maresciallo dell’Aeronautica in pensione, al quale, tempo prima, era stata diagnosticata una grave forma di tumore al cervello.

Nonostante al paziente fosse stata prescritta una terapia riabilitativa subito dopo la biopsia, le condizioni di Casavola peggiorarono e il neurochirurgo venne iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di lesioni personali gravissime. Il magistrato dispose anche una consulenza per stabilire se l’emiparesi ed i problemi del linguaggio fossero una diretta conseguenza della biopsia oppure potessero rientrare nei normali rischi di un esame così delicato. La perizia escluse che il decesso fosse legato alla biopsia.

Alla luce degli esiti della consulenza, il magistrato inquirente modificò nuovamente il capo d’imputazione in lesioni personali gravissime a carico del medico e chiuse il fascicolo d’indagine. Nell’inchiesta, inizialmente, venne coinvolto anche il primario del reparto di neurochirurgia, il dottore Antonio Montinaro, la cui posizione, però, venne stralciata e poi archiviata. I familiari del maresciallo erano assistiti dall’avvocato Michele Palazzo.