Per quanto strano possa sembrarvi, io una partita di calcio contro un Feralpi non ce la vedo proprio. La vedo contro il Salò, contro un qualunque centro che abbia una denominazione ma ripeto e perdonatemi, non ce la vedo in un campionato professionistico italiano.

Certo, sarò molto antiquato, mi si sbandierano le squadre  appartenenti all’NBA americana, ma è più forte di me. Questo Feralpi mi sembra possa identificarsi con qualcosa che attenga ai ferramenta, o qualcosa che attenga alla botanica intesa come prodotto di concime per rendere la terra più ricca o ferace; potrebbe anche ricordarmi le figurine, una delle quali molto rara che riguardava il “feroce saladino”.
Ma, bando alle chiacchiere ed alla mia discutibilissima  vena ironica, questa è una squadra della serie di Lega Pro che il Lecce dovrà incontrare domenica prossima e che, a livello agonistico evoca in me ferocia ma anche “fair play”. In ogni caso mi sembra la squadra giusta per valutare se la convalescenza del Lecce è ancora in atto o se c’è bisogno di qualche ulteriore medicina che possa eliminare i malanni.
La partita interna con la Reggiana ha evidenziato ancora parecchi  squilibri in tutte le zone del campo ma ha anche sottolineato come il Lecce abbia vinto in rimonta, segno che c’è stata molta determinazione a portare a casa il risultato. La squadra sta subendo una lenta trasformazione adattandosi al clima infuocato di questa serie calcistica dove nessun risultato è scontato e dove tutti “corrono”, anche perché sanno fare solo quello. Il Lecce, è stato ribadito più volte, ha molta qualità ma se questa non si coniuga in ogni partita con il giusto quantitativo di corsa, ritmo, determinazione, si è visto che si soffre ed anche molto. Negli ultimi periodi ci sono stati screzi ed incomprensioni ma, a mio parere, c’è stata molta presupponenza negli aventi causa; la sosta e la sofferta partita con la Reggiana sembra che siano servite a rimettere le cose a posto, anche se la tifoseria comincia a guardare con una certa apprensione il Carpi che si è installato a cinque punti da noi. A tal proposito ribadisco fino alla noia quello che già è di dominio pubblico fra la tifoseria: il Lecce deve temere solo sé stesso, le sue bizzarrie, i suoi errori difensivi, la sua distrazione in momenti topici della partita, ma per il resto non può certo temere le rivali del girone; si tratta di precisare un modulo di gioco, di far giocare ognuno laddove rende meglio (vds. Giacomazzi che ha precisato di non gradire il ruolo di trequartista) e di mettere sempre, dico sempre, l’impegno massimo durante la partita.
Continuo ad essere certo che non potranno essere i vari Feralpi a fermare il Lecce anche se son convinto che non debba essere snobbato e scambiato per qualche prodotto farmaceutico ricostituente. In ogni partita queste squadre daranno il massimo perché battere il Lecce costituisce titolo di merito per questo noi dobbiamo essere molto più determinati ad evitare che questo accada. A Salò la ferocia deve essere la nostra!

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