Avrebbe obbligato il figlio minorenne e la moglie a compiere un furto in casa del suocero e con le accuse di evasione, detenzione di arma, violenza privata e furto aggravato in concorso C.M., 32enne di Nardò, è stato condannato, in abbreviato, a due anni e mezzo di reclusione dal gup Vincenzo Brancato.

Il giudice ha lievemente elevato la richiesta invocata dal sostituto procuratore. Il pm Giuseppe Capoccia aveva sollecitato, infatti, due anni e due mesi di carcere. L’avvocato Ezio Maria Tarantino aveva sottolineato come il singolare colpo in abitazione fosse scaturito da una situazione economica deficitaria in un contesto familiare piuttosto precario. Il furto in famiglia risale alla fine di luglio quando in caserma si presenta un anziano che riferisce di essere stato derubato di un fucile da caccia a canne sovrapposte, regolarmente detenuto e di un televisore lcd. Le indagini vengono avviate immediatamente e sulla scorta delle testimonianze fornite da alcuni residenti gli investigatori risalgono a dinamica e presunti responsabili del furto. La sera precedente, nei pressi dell’abitazione dell’anziano, viene notata un’auto dalla quale scendono due persone, tra le quali il nipote di 14 anni del derubato. Accortosi di essere stato sorpreso il giovane si allontana risalendo velocemente in macchina. Sul posto, però, subito dopo, sarebbe sopraggiunta la stessa macchina con a bordo il genero del derubato. I carabinieri, raccolte le dichiarazioni, piombano in casa di C.M. e interrogano il figlio. Ai militari, il minore racconta di aver compiuto il furto in casa del nonno materno con la complicità della madre e di averlo fatto per compiacere il padre. Stesse dichiarazioni fornite dalla donna anche lei, a suo dire, costretta, sotto minaccia ad assecondare le richieste del marito. Il 32enne venne così arrestato e accompagnato in carcere dove si trova tuttora detenuto.

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