«Farò la mia parte perché si arrivi alla verità sulle morti e sulle malattie causate dall’uranio killer, mi impegnerò, come ho già fatto, per sottrarre dall’omertà e dall’oblio un Paese che dimentica in fretta e preferisce non sapere». Così Nichi Vendola risponde all’appello di un militare salentino, Carlo Calcagni, ammalatosi di cancro dopo una missione in Bosnia.

 

 

L’associazione familiari vittime dell’uranio aveva già chiesto in passato di estendere i controlli e le indagini sull’inquinamento e sulle malattie dei militari alle missioni all’estero e non solo ai poligoni. Sono anni che le vittime di queste gravi malattie chiedono che si faccia chiarezza per capire quello che rischiano i nostri militari: troppi i casi di cancro. Calcagni chiede a Vendola di ridurre le spese militari e Vendola risponde: «Mi chiedi di mantenere le promesse, di ridurre drasticamente le spese militari e di ripudiare la guerra. Lo farò perché la pace, la non violenza, la cooperazione tra i popoli sono per bussole non barattabili. Nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq l’uranio impoverito ha già ucciso, oltre alla popolazione autoctona, decine e decine di giovani militari e più di 2.500 lottano ogni giorno fra la vita e la morte. Carlo non ha pace e lo capisco. Vorrei essere suo megafono, ossigeno, vorrei aver avuto la possibilità di sottrarlo dalla Bosnia bombardata, dalla strada della guerra. Guerra che succhia la vita e i sogni di tanti ragazzi del sud».

Apprezzamento alla parole di Vendola giunge dall’Associazione Vittime Uranio. “Vendola è stato – dicono dall’associazione – l’unico leader di partito a dimostrare sensibilità sull’argomento. Ci auguriamo che sostenga con ogni mezzo questa grande battaglia di civiltà”.

In attesa che le promesse del presidente della Regione Puglia vengano mantenute, mercoledì 28 novembre si gioca una partita molto importante in Commissione d’inchiesta: alla ripresa dei lavori parteciperanno l’assessore Guido e un rappresentante di ‘Lecce Bene Comune’ per ribadire che il Comune di Lecce è determinato a fare chiarezza sull’inquinamento di Torre Veneri. Maggioranza e opposizione a Palazzo Carafa sono sulla stessa linea di intransigenza: la parola d’ordine è eliminare qualsiasi rischio e forma di inquinamento che possa ledere la salute dei militari che lavorano nel poligono salentino.

Il presidente della Commissione, sen. Rosario Giorgio Costa, si è detto disponibile e a fornire tutti i chiarimenti necessari, dopo le polemiche innescate dalla scelta di procedere con le riunioni secretate. La Commissione ha evitato di rendere pubbliche le proprie sedute motivando il provvedimento con la necessità di procedere con cautela, visto che i dati forniti dalle ispezioni confermano l’esistenza di un forte inquinamento anche nei poligoni, ma si tratterebbe di elementi provvisori  e da approfondire.

 

 

 

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