Hanno manifestato anche a Lecce come nel resto d’Italia oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. I Comitati di Base si sono ritrovati sotto la Prefettura di Lecce insieme a centinaia di lavoratori per dire “basta”  alle politiche di austerity avviate dal governo Monti

In maniera unitaria, insieme ad altre 17 città italiane, i Cobas sono scesi in piazza per dire:

“NO al governo, alla distruzione di scuola, sanità e servizi sociali, alla chiusura delle fabbriche, ai licenziamenti, alla cancellazione dei diritti del lavoro, al blocco dei contratti e degli scatti, all’aumento dell’orario per i docenti, al concorsaccio per i precari, alla deportazione degli insegnanti “inidonei”;

“NO al precariato nella sanità salentina e alla privatizzazione e/o scioglimento delle società pubbliche partecipate dagli enti locali (in huose);

“SÌ a massicci investimenti nei Beni comuni e ambiente, all’assunzione dei precari della sanità e pubblica amministrazione, ad una politica economica pagata dalle finanze dei ricchi, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione della corruzione e dei privilegi delle caste politiche e manageriali;

“NO all’Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell’austerità, dell’attacco alla democrazia; –

“SÌ ad una democrazia vera nel paese e nei luoghi di lavoro.

La situazione già incandescente in tutto il Paese, nel Salento registra un sistema al collasso, mentre, più in generale, l’annuncio del Ministro Patroni Griffi sull’esubero di oltre 4mila e 500 unità all’interno dell’amministrazione pubblica, fa scattare un ulteriore allarme tra i lavoratori esasperati dalla situazione di incertezza in cui sono piombati.

I sindacati sono in rivolta, temono che l’Italia entrerà a breve nella spirale greca grazie alla nuova legge di instabilità che tra minori detrazioni fiscali, inflazione, Iva, bollette, tasse, Imu, si abbatterà sui nuclei famigliari meno abbienti. A questo si unisce inoccupazione e disoccupazione e lo spettro della cassa integrazione, un pagliativo quando va bene di durata annua, per poi perdere definitivamente il lavoro.

I dati relativi alla cassa integrazione in deroga per i lavoratori  pugliesi e forniti dalle sigle confederali regionali, registrano quasi 51 mila lavoratori cassintegrati provenienti da 4mila e 400 diverse aziende. A 16 mila di questi lavoratori è già stata presentata l’istanza di mobilità, vale a dire, che se l’istruttoria Inps non ne decreterà la retribuzione, i lavoratori resteranno a disposizione di aziende che potrebbero riassorbirli. Cosa che non accadrà mai dal momento che si registra anche una grande moria di aziende.  Il contenimento e razionalizzazione  delle spese imposto dal governo Monti  e soprannominato “salva –Italia”, sta progressivamente portando il Paese oltre la crisi e la recessione, i sindacati, il mondo dell’associazionismo e i cittadini manifestano quotidianamente per scongiurarne il pericolo.

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