“Per ciò che attiene l’inquinamento industriale, negli otto anni del mio governo la Regione ha cercato di squarciare il velo della reticenza e dell’omertà”.
Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha commentato, a margine dei lavori del Consiglio Regionale, la decisione dei vertici industriali di chiudere gli impianti Ilva di Taranto.

“Abbiamo posto l’Ilva – ha spiegato Vendola – di fronte le proprie responsabilità, anche invadendo competenze che sono esclusive dello Stato: ci siamo occupati di diossine, di benzopirene, di polveri sottili, ci siamo occupati, cioè, della realtà di un inquinamento industriale che si trasforma in cancro, in tumori, in morte. Lo abbiam fatto, ovviamente, con la cautela di chi intende difendere un sito produttivo a cui è legata tanta parte dell’economia pugliese e nazionale”.
Secondo il Presidente della Regione Puglia “oggi, in questo passaggio così drammatico, mentre ci sentiamo vicini agli operai che vivono con angoscia la prospettiva della perdita del proprio posto di lavoro, ci permettiamo di lanciare un appello al Governo: piuttosto che immaginare di attivare conflitti ulteriori tra diversi organi dello Stato, piuttosto che agire una contesa brutale con la magistratura, io penso che sia molto importante, provare a operare in positivo su quel tema che noi abbiamo recepito in una legge che è la valutazione del danno sanitario.
Si consenta di convogliare su Taranto gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità, che insieme ad Arpa e alla Asl possono valutare qui e ora qual è l’attualità del rischio sanitario e su quello ordinare interventi immediati”.
“Ancora una volta – ha concluso Vendola – tanto più nel pieno di questa burrasca, bisogna provare a tenere insieme il fondamentale diritto alla salute e alla qualità ambientale per la comunità tarantina e il diritto al reddito e alla vita per migliaia e migliaia di operai”.

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