Non sono fantasmi, e del resto lo si legge chiaramente sui cartelli ben posizionati sulle loro biciclette: si tratta dei “salvaciclisti organizzati di Lecce”, uomini e donne fedeli alle due ruote che ieri sera manifestavano nella città, a favore della sensibilizzazione alla velocità consapevole.

Vestiti di tute tecniche bianche in corteo sulle biciclette, portatori di concetti di sostenibilità e sicurezza, chiedono la fine della mattanza sulle strade, per mezzo di un decalogo propositivo che intende limitare la strage dei ciclisti ad opera di automobilisti poco rispettosi dei limiti di velocità.

Ricordano la piccola Altea, la scout diciassettenne di Lodi, morta in sella alla sua bici, dopo essere stata travolta da un suv che è riuscito, dopo l’impatto, a fermare la sua corsa solo dopo trecento metri.

E’ ancora farraginoso il sistema che regola le pene per i pirati della strada e le gravi responsabilità sono da rintracciare nell’incompatibilità dei mezzi prodotti dalle case automobilistiche, la cui potenziale velocità supera di gran lunga i  220 chilometri orari, e i limiti stradali imposti.

I ciclisti propongono una tavolo permanente con una Consulta della Mobilità Sostenibile, per programmare incontri e azioni finalizzate alla verifica del rispetto del codice stradale, con un Ufficio Biciclette per diffondere e sensibilizzare alla mobilità alternativa e sostenibile e al rispetto di essa e un registro incidenti per monitorare le zone critiche e porre rimedio agli snodi stradali più pericolosi.

L’uso sicuro della bicicletta deve passare anche attraverso una comunicazione mirata ai cittadini e agli automobilisti di passaggio, per mezzo di slogan sui cartelli luminosi: rispetto dei divieti di sosta sulle piste ciclabili, piste ciclabili adeguate, azioni di promozione all’uso della bicicletta invece che dell’automobile, rispetto delle corsie preferenziali anche per le bici, oltre che per taxi, mezzi di soccorso, autobus e filobus.

Tutta la città può essere adeguata attraverso il doppio senso per le bici ove vi siano sensi unici per le auto, e con fascia rossa segnaletica nelle rotatorie, con relativa ordinanza comunale che si adegui alle nuove norme del Codice della Strada.

Molte zone del centro storico leccese sono già munite di apposita segnaletica che certifica la libera circolazione delle biciclette, ma è certo che le piste ciclabili vanno aumentate e adeguate, con raccordi tra quelle esistenti, fino ai grandi parcheggi di scambio: i ciclisti suggeriscono la realizzazione di un percorso che colleghi la città all’Ecotekne di Monteroni e la creazione di percorsi casa-scuola.

Inoltre, la proposta riguarda anche la creazione delle cosiddette Zone 30, ovvero zone con limite a 30 chilometri orari per le auto, in particolare nei centri storici e nei quartieri residenziali, e le Case Avanzate, linee d’arresto avanzate per i ciclisti in corrispondenza dei semafori, che permettono di non respirare i gas di scarico delle auto senza essere di intralcio alla circolazione.

Ma la filosofia è tutta sostenibile e passa per la proposta dei vigili urbani in bici nelle ZTL e la sensibilizzazione al bike sharing, una delle buone prassi collaudatissime nelle grandi città europee portata a Lecce da diversi mesi, che permette di  abbassare considerevolmente l’emissione di gas nocivi. E di questi tempi, visti i costi di benzina e gasolio, l’uso della bici diventa sostenibile anche per il portafogli.