L’Associazione Vittime dell’Uranio Impoverito esprime rabbia e sdegno per il deludente esito dell’interrogazione alla Camera, presentata dai deputati Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti, per chiedere al ministero della difesa delucidazioni sulla situazione di inquinamento e di pericolo relativa ad alcuni poligoni, incluso quello di Torre Veneri.

In mattinata, alle 12, avrebbe dovuto rispondere il ministro della Difesa Di Paola, ma al suo posto c’era il sottosegretario Milone. Dall’associazione minacciano di affidarsi a Beppe Grillo, perché «bisognerebbe ipotizzare l’omicidio colposo plurimo per chi non fece adottare misure di protezione».

I familiari delle vittime commentano delusi la risposta del governo: «Avevamo chiesto delucidazioni, attraverso alcuni parlamentari, sulle situazioni a rischio, compresi i poligoni, ma la risposta del ministro è stata evasiva; anzi, sui poligoni, compreso quello leccese di Torre Veneri, non ha detto niente». L’amarezza cresce dopo l’ennesimo tentativo di avere spiegazioni dettagliate e maggiore chiarezza da parte del ministero: «Come al solito dalla Difesa non è arrivata nessuna risposta ai tanti interrogativi posti dall’Associazione vittime uranio impoverito, attraverso interrogazioni parlamentari. Il sottosegretario Milone oggi non ha detto una parola sul fenomeno delle malformazioni alla nascita, ha fornito dati del tutto parziali sul numero dei morti e dei malati, non ha detto nulla sui poligoni».

L’altra nota dolente su cui punta il dito l’associazione riguarda le sedute segrete della Commissione d’inchiesta: «Tutte le sedute della Commissione di inchiesta più “interessanti” sotto questo aspetto si svolgono in maniera segreta e non è possibile leggere alcun resoconto. Un passo avanti, però, c’è stato: se finora la Difesa aveva sempre negato un rapporto tra le malattie e l’uranio, adesso almeno riconosce che non è in grado nemmeno di escluderlo».

Per quanto riguarda Torre Veneri, desta molta preoccupazione l’audizione del 24 luglio scorso del capitano Paride Minervini, che era stato incaricato di svolgere alcuni sopralluoghi e aveva accompagnato la commissione presso il poligono, il 9 marzo del 2012: dagli approfondimenti risultò una situazione «non del tutto rassicurante dal punto di vista dell’inquinamento». «Per tale ragione- recita il verbale della commissione – avendo anche il conforto degli altri componenti della delegazione, il Presidente ritenne opportuno conferire allo stesso capitano Minervini l’incarico di effettuare alcune verifiche tecniche in loco, con particolare riferimento alla parte marittima del poligono». Poi, la Commissione ha deciso di procedere con l’audizione segreta «perché i risultati erano ancora provvisori».

Dall’associazione promettono battaglia: “Sull’intera vicenda la pensiamo come Beppe Grillo – prosegue la nota – è da ipotizzare il reato di omicidio colposo plurimo nei confronti di chi non ha fatto adottare al personale italiano le giuste misure di protezione contro l’uranio impoverito. E’ per questo che abbiamo invitato, proprio questa mattina, Beppe Grillo a partecipare ad un incontro pubblico con le vittime che si terrà a Roma nelle prossime settimane».

Intanto, alcuni membri della commissione danno le loro rassicurazioni sul poligono di Torre Veneri: lì non ci sarebbero tracce di uranio impoverito, ma il sito sarebbe inquinato nel mare e sulla spiaggia.

«La Commissione è stata a Torre Veneri – spiega il senatore Gallo- e abbiamo constatato che c’è bisogno di una bonifica, a mare e a terra. Dopo ogni esercitazione bisogna procedere alle bonifiche, perché quel sito è inquinato».

 

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