Il problema sugli estimi catastali che, se riclassati, farebbero schizzare le tariffe Imu verso cifre improponibili, approda questo pomeriggio in Consiglio. Si tratta infatti del secondo punto all’Ordine del Giorno e risponde alla mozione presentata alla stampa lo scorso 7 novembre, dai consiglieri di “Lecce Bene Comune”, Carlo Salvemini e Saverio Citraro

La mozione, poi protocollata, fa riferimento alla delibera 746 del 2010 , la quale attivava un “classamento” cioè un aumento del valore catastale nelle microzone 1e 2 delle 17 totali di Lecce, secondo il comma 335 articolo 1 della legge 311/2004. “La bomba degli estimi” è stato rinominato l’effetto che scaturirebbe dall’attuazione del classamento.

Per la zona 1 tra il centro storico e Piazza Mazzini, l’aumento sarebbe di due classi con una rendita in più stimabile intorno al 40 per cento e che influirà notevolmente sul calcolo dell’aliquota IMU.  Nella zona 2 che corrisponderebbe a tutto il resto della città ad esclusione di via vecchia Merine, 167B, zona agricola sud-nord-est-ovest, San Ligorio, San Cataldo, Frigole e tutte le marine sino a Casalabate, Borgo Piave, zona industriale, Villa Convento, l’aumento sarebbe di una classe; in questo caso l’aumento della rendita sarebbe nvece stimabile intorno al 20 per cento. E’ quanto stabilito dall’Agenzia del Territorio su indicazioni delle delibere comunali.

Sulla scia della mozione presentata all’assise comunale dai consiglieri di Lecce Bene Comune, la maggioranza di governo ha presentato durante il Consiglio, un ordine del giorno con cui si ammette il momento di estrema difficoltà economica e sociale e si chiede all’Agenzia del territorio di valutare la possibilità di sospendere il procedimento attivato sul riclassamento degli immobili. Non una resa di fronte alle richieste di Carlo Salvemini che “si pone in maniera non collaborativa,  ha sbottato Perrone nell’esporre le ragioni che portarono il governo alla richiesta di riclassamento nel 2010, ma un atto di responsabilità”.

 

“Nel 2010 quando l’Imu non era ancora l’imposta immaginata da questo governo, la giunta per esigenze di equità chiese all’Agenzia del Territorio di adeguare quegli immobili il cui valore risultava inferiore al 50 per cento del valore di mercato e che risaliva al 1991”, ha dichiarato Perrone spiegando anche il confronto che era stato fatto con le altre province pugliesi. “Una volta constatato che gli estimi catastali, a Lecce erano i più bassi di Puglia, abbiamo ritenuto opportuno, anche per una forma di equità fiscale, adeguare gli immobili al valore del mercato corrente”.

Il sindaco ha giustificato le scelte dell’amministrazione del 2010 correggendo quanto dichiarato da Carlo Salvemini sulle cifre degli immobili riclassati: il 47 per cento secondo il primo cittadino a fronte del 95 per cento dichiarato da Salvemini. “Il consigliere Salvemini sconta una predisposizione politica non collaborativa, se dobbiamo chiedere all’agenzia del Territorio di sospendere il procedimento, lo facciamo, anche se era teso a ristabilire una situazione di equilibrio”, presentando l’ordine del giorno a firma dei capigruppo della maggioranza.

Meno convinta di quanto stava avvenendo si è dimostrata la consigliera di opposizione, Loredana Capone, secondo la quale dovrebbe essere l’assise a decidere se annullare o meno il procedimento e non l’Agenzia del territorio. “Questo governo delega all’Agenzia del territorio una funzione politica, ma non ha fatto altrettanto quando ha deciso di commissionare il riclassamento; con questo ordine del giorno si vuole solo prendere tempo e non trovare la soluzione più idonea”. Nonostante le obiezioni degli oppositori, si è giunti al compromesso tra le parti, con il voto unanime dell’ordine del giorno, a differenza della mozione di Salvemini che non ha ricevuto neanche i voti dell’intera minoranza.

“A questo punto – ha dichiarato il capogruppo UdC Melica, qualora l’Agenzia delle entrate non dovesse accettare di sospendere tale procedimento, sarà mia cura chiedere al consigliere Salvemini di ripresentare mozione di revoca”.