Dopo la sconfitta rimediata a Lumezzane che ha messo nero su bianco sul mezzo passo falso di Pavia, in casa Lecce è tempo di riflessione. In attesa del prossimo impegno casalingo contro la Reggiana dell’ex giallorosso Giorgetti il prossimo 25 novembre, Giacomazzi e compagni potranno staccare la spina

per quattro giorni prima di riprendere gli allenamenti lunedì prossimo. Una turno di riposo che sembra una manna dal cielo per poter ricaricare le batterie e meditare sui marchiani errori fatti nelle ultime due uscite. Le prestazioni sotto la sufficienza dei singoli miscelate a quelle del collettivo, hanno messo in luce un Lecce ectoplasmatico, forse troppo appagato dalla sequenza di vittorie ottenute in questo primo scorcio di stagione. L’impressione sembra che, aldilà dei cambiamenti tattici e di qualche discutibile scelta tecnica adoperata da Lerda che, pare aver fatto infuriare il presidente Savino Tesoro, i giallorossi abbiano smarrito quella fame che gli ha permesso, ad oggi, di essere la prima forza del girone A della Lega Pro. Uno scarso “appetito” il quale, considerando il doppio salto carpiato indietro che, in poche settimane, ha fatto precipitare il Lecce dalla serie A alla ex serie C, si fa fatica a giustificare. Premesso che una sconfitta dopo nove vittorie e due pareggi non dovrebbe sollevare particolari critiche, quel che in realtà fa storcere il naso alla piazza è la maniera in cui essa è arrivata. L’atteggiamento asfittico della squadra durante la gara di Lumezzane è apparso il ritratto di un Lecce supponente e svagato. Non è tempo di processi, e si spera che tali periodi non arrivino mai, ma sarà solo il campo a decretare quali reali motivazioni abbia la truppa di mister Lerda per il prosieguo della stagione. Un dato è certo e inconfutabile: dalla prossima partita la parola vittoria assumerà i toni di un imperativo categorico.

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