Sabato 1° dicembre Poste Italiane, per venire incontro alle esigenze dei pensionati e dei cittadini, prolungherà in molti uffici l’orario di apertura al pubblico anche nel pomeriggio.

Lo comunica in una nota la Cgil.
Questa iniziativa, se pur apprezzabile, sottoporrà i lavoratori postali a un enorme sforzo, da momento che dovranno fare fronte alle migliaia di cittadini che, in quel giorno e sino al 15 dicembre, si rivolgeranno agli sportelli per i pagamenti delle pensioni e delle scadenze di fine anno.

Assisteremo quindi a scene già viste: lunghe code di pensionati e cittadini in attesa del loro turno, poche le sedie, assenti i servizi igienici, impiegati presi di mira “per la loro lentezza” e “per la loro pigrizia”: lavoratori e cittadini vittime di una situazione che ha dell’assurdo.

Siamo di fronte a un’azienda che scarica sui propri dipendenti e sui propri utenti (o clienti?) le proprie scelte organizzative: un sistema informatico lento che rischia il blocco proprio nei momenti di maggiore sollecitazione e di affluenza; richieste pressanti, quasi al limite del mobbing, per un’attività di sportello che impone agli addetti una proposizione continua di prodotti commerciali. Un’azienda che risparmia sulla prevenzione e sulla salute dei propri dipendenti e su quella dei propri “clienti”. Ma che di contro sposta somme di denaro sempre più considerevoli verso la premialità commerciale e meritocratica dei propri dipendenti e dei propri dirigenti.

La prevenzione e la sicurezza non è un optional e non può essere derogata o scaricata sui direttori degli uffici postali, quasi sempre vittime sacrificali di un sistema piramidale.
È per queste ragioni che la SLC CGIL, preoccupata per la situazione che ormai perdura da anni e che nonostante le sollecitazioni da parte del sindacato e dei pensionati non trova risposte concrete, ha inoltrato un esposto ai Vigili del Fuoco chiedendo un urgente intervento almeno sulle situazioni di rischio più gravi. In particolare per quanto riguarda le succursali di Lecce (Uffici postali come Lecce succ. 1 via Taranto – Lecce succ. 2 piazza stazione ferroviaria – Lecce succ. 3 viale Marche – Lecce succ. 4 via Marcianò – Lecce succ. 5 via Archita da Taranto – Lecce succ. 6 via B. Croce – Lecce succ. 7 piazza Napoli – Lecce succ. 9 viale Leopardi – oppure, in provincia, Casarano Centro, in piazza Umberto I) che spesso sono soggette ad affollamenti che mettono seriamente a rischio la sicurezza sia dei cittadini che degli addetti agli uffici.
Tutto questo in violazione del D.M. 22 febbraio 2006 che prevede dei parametri ben precisi: 0,4 persone per metro quadro, atteso che in molti uffici gli affollamenti non risultano compatibili con il sistema e il dimensionamento delle vie d’uscita.