L’atto depositato dall’onorevole Teresa Bellanova  lo scorso 20 giugno faceva riferimento alla situazione delicatissima vissuta dai lavoratori ex Bat Italia, ricollocati nell’azienda HDS.  La vicenda dei lavoratori ex Bat Italia del sito di Lecce è, purtroppo, oramai nota.  A seguito della decisione della multinazionale di chiudere il sito, delocalizzando la produzione si è dato avvio al cosiddetto “processo di riconversione”, tenendo conto che “il personale dello stabilimento di Lecce, compresi i lavoratori dell’indotto, ammontava a 388 unità.

 

Di questi, 149 sono stati assunti dalla Società Iacobucci, 70 dalla Società Korus, 22 da HDS e 25 sono stati, invece, occupati nei servizi gestiti in comune dalle due aziende: vigilanza, mensa ecc. L’assunzione del personale è avvenuta in tre fasi, 74 persone sono state assunte nel 2011, 135 nel gennaio 2012 e 57 il 1 marzo 2012. Quaranta (40) lavoratori avendone i requisiti, sono stati collocati in pensione e 78 hanno scelto l’esodo incentivato”.

Per ciò che riguarda i lavoratori di HDS attualmente sono stati licenziati e collocati in regime di mobilità. Ciò a seguito di quella che si potrebbe definire una vera e propria odissea che è stata più volte riportata sulla stampa, segnalata dalla stessa interrogante e dalle OO.SS agli organi competenti.

HDS nel corso di ciò che avrebbe dovuto segnare una effettiva ricollocazione dei lavoratori ha presentato ben tre piani industriali: “Il primo parlava di turismo e di servizi per conto delle altre società che devono riconvertire la ex BAT; il secondo parlava di flaconcini per il sapone da produrre e da destinare alle strutture alberghiere del territorio; il terzo, parla invece di pulizia e smaltimento pannelli fotovoltaici”. Il 1 gennaio 2012, a seguito del secondo fallimento del piano industriale HDS ha poi avviato un nuovo ramo d’azienda, l’HDS Green Energy, controllata al 100 per cento da HDS spa, con il quale, evidentemente, si pensava di risolvere il problema del ricollocamento dei lavoratori operanti precedentemente nella BAT Italia.

Diversi organi di stampa hanno riportato nel corso di questi mesi la notizia che “allo start up ci ha pensato in buona parte BAT Italia, garantendo ad HDS risorse […] e a chiedere all’azienda amministrata da Alessandro Paoletti dove fosse andato a finire il “milione di euro” ricevuto da BAT furono proprio i lavoratori nel bollente tavolo alla Provincia del 17 febbraio 2012”.

Il mese successivo, nel corso di un confronto presso la Provincia di Lecce, l’azienda HDS comunicava di aver acquisito un nuovo ventaglio di partner, tanto che alla pagina 19, del terzo piano industriale, si legge “Commesse acquisite: Beghelli spa, GSF Capital e Espe”. Ed accanto al cliente Espe sono anche indicate “le collocazioni dei lotti, nonché la data di inizio dei lavori”.

Sulla stampa il 19 giugno 2012, però si leggeva che “la società Espe, capofila del network Espe Group, precisa di non avere mai avuto rapporti contrattuali, né commesse aperte con HDS Green Energy e pertanto di non aver mai revocato alcuna commessa”. Successivamente anche il gruppo Beghelli ha asserito di non aver  mai firmato alcun contratto, mai avuto commesse con Hds green energy.

Va detto che nel testo dell’accordo ministeriale del 2 dicembre 2010, siglato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a pag 8 – terzo capoverso si legge che “entro il 31 dicembre 2011 saranno avviate le ricollocazioni del personale presso i nuovi soggetti imprenditoriali individuato da BATI”. Ed inoltre, a pag 9 dello stesso accordo si legge che “BAT richiederà alle ditte interessate ed in particolare alla Società HDS l’assunzione a tempo pieno”.

L’interrogante ha più volte sottolineato che aver consentito ad una multinazionale che produceva corposi utili di chiudere il sito e delocalizzare la produzione all’estero ha rappresentato, purtroppo, un precedente negativo poiché ha veicolato il messaggio che in tempi di crisi, dinanzi ad imprenditori della piccola e media impresa che si sforzano di superare momenti difficili, non abbandonando il territorio ed i lavoratori, si è di fatto consentita una fuga creando una enorme penalizzazione economico-occupazionale.

Se il Ministro interrogato non ritenga doveroso acclarare quanto emerso sugli organi di stampa, ovvero se HDS o le altre aziende coinvolte nel cosiddetto piano di ricollocazione abbiano beneficiato di risorse da parte di BAT Italia per ricollocare le circa 400 unità che erano in forza presso il sito leccese, prima della decisione della multinazionale di chiudere e delocalizzare la produzione all’estero; se il Ministro interrogato non ritenga necessario acclarare se l’azienda HDS abbia beneficiato di risorse da parte di BAT Italia per la ricollocazione del personale, peraltro, stante quanto sopra premesso, mai avvenuta e se non ritenga doveroso farsi parte attiva affinchè le stesse siano rendicontate o restituite dall’azienda per essere impiegate in un’altra realtà imprenditoriale che possa effettivamente rappresentare una opportunità occupazionale per quelle 22 famiglie salentine che da ben due anni, dopo le scelte di Bat Italia, si trovano a vivere un momento difficilissimo della loro esistenza.

Se il Ministro interrogato non ritenga doveroso acclarare per quali motivazioni una multinazionale come BATI, andata via dal territorio italiano con la finalità di produrre maggiori utili, abbia di fatto, come si evince ampiamente in premessa, sperperato risorse a favore di aziende che avrebbero dovuto ricollocare i circa 400 lavoratori del sito leccese e che invece non hanno ottemperato ad alcun ricollocamento.

 

 

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