“Sull’Italia si è formato il ciclone mediterraneo Medusa, con il suo occhio posizionato sul golfo di Genova, in una delle configurazioni meteorologiche peggiori – sottolinea il meteorologo Antonio Sanò di ilmeteo.it.  – per il nostro paese.

 

Forti piogge stanno interessando gran parte dell’Italia, specie il centronord, con temporali dalla Toscana verso il Lazio e la Campania, ma ben presto tutte le regioni verranno coinvolte, anche quelle meridionali, specie la Calabria e il Salento”. I venti sono impetuosi: il maestrale in Sardegna, il libeccio sul Tirreno e lo scirocco sull’Adriatico “che sarà responsabile questa sera di un’alta marea tra 130cm e 140cm a Venezia. Medusa resterà sull’Italia fino a domenica, con condizioni di maltempo soprattutto sulle regioni centrali, in Sardegna e sul nordest, ivi con neve a 900m, ma segnatamente sulle Regioni Tirreniche, quindi Toscana, Lazio, Campania, ove sussiste un elevato rischio idrogeologico per il perdurare di condizioni avverse”.

Medusa troverà nuova linfa vitale, osserva il sito meteo, dal contrasto con l’aria fredda che scende dal circolo polare artico. Lunedi’ 3 e’ probabile allo stato attuale uno scenario invernale sull’Italia con una vera e propria sciabolata artica, la neve cadra’ a quote basse sugli Appennini, temporali raggiungeranno i sud, ma i venti da nord allontaneranno in serata il maltempo verso la Grecia”.

L’Ilva ancora nella bufera: alla chiusura dello stabilimento si aggiunge oggi il maltempo. Una tromba d’aria ha causato dei crolli e un dipendente, che era alla guida di una gru caduta in mare, risulta disperso. “I danni sono ingenti – ha detto il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante – ma quello che piu’ preoccupa sono le persone. Ci sono stati diversi feriti, alcuni ricoverati in ospedali altri curati nell’infermeria interna. Ci preoccupa la situazione del ragazzo disperso e le condizioni del mare non consentono di intervenire”.

L’azienda fa quindi i conti dei danni mentre gli operai chiedono la riapertura dello stabilimento. Obiettivo condiviso da sindacati e istituzioni: il governo sta predisponendo un provvedimento per rendere possibili gli interventi di risanamento previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale. Il decreto – secondo una bozza ancora all’esame dei ministeri – prevede che per 24 mesi l’Aia esplichi in ogni caso effetto e per conseguenza sia autorizzata la prosecuzione dell’attivita’ nello stabilimento. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha assicurato che il provvedimento sara’ efficace e subito operativo, anche perche’ – ha spiegato in un’informativa alla Camera dei Deputati – bloccare la produzione ha conseguenze ambientali, oltre che sociali ed economiche. Clini ha puntato il dito su “operazioni intimidatorie” che hanno l’obiettivo di far chiudere gli impianti; non si puo’ far finta di non sapere – ha fatto notare – che esiste una concorrenza a cui la fine dell’Ilva farebbe molto comodo. Ma Clini ha anche sottolineato gli effetti sociali dell’interruzione dell’attivita’, che e’ da irresponsabili sottovalutare.

E proprio sulle conseguenze di una chiusura hanno parlato i leader sindacali: “una catastrofe” ha detto il leader della Uil Luigi Angeletti, “uno scenario che non e’ nemmeno possibile immaginare”, ha affermato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Intanto, gli operai dell’Ilva di Genova sono tornati in piazza; a Taranto, dopo lo sciopero di 24 ore di ieri, ci si prepara al vertice di domani tra governo, sindacati, azienda e amministratori locali. Cgil, Cisl e Uil hanno confermato lo sciopero ma annullato la manifestazione a seguito della tromba d’aria che ha colpito Taranto, annunciando solo un presidio davanti Palazzo Chigi. Anche l’Usb ha annullato la manifestazione indetta per domani a Roma

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