Cosimo DuranteIl presidente provinciale del Partito democratico, Cosimo Durante, probabile candidato al Parlamento forte delle preferenze ottenute nella passata candidatura per il Parlamento europeo, sostiene la candidatura di Pierluigi Bersani alle primarie del centrosinistra e ne pronostica la vittoria per la premiership

 

Presidente, queste primarie secondo lei saranno penalizzate dal nuovo Statuto emanato dal Partito proprio in vista della competizione elettorale?

Al contrario, la deroga dello Statuto  è stato giustamente definito un capolavoro di democrazia. Nell’ultima assemblea nazionale abbiamo discusso di regole e della possibilità di andare in deroga allo stesso Statuto, il quale prevedeva la partecipazione solo del segretario nazionale alla candidatura. Invece abbiamo cambiato le regole per consentire anche a Renzi e alla Puppato di poter partecipare.

Perché “capolavoro di democrazia”?

Perché il Pd ha dimostrato con le nuove regole di non essere un partito chiuso delle oligarchie ma attento a istanze provenienti dalla base.

In ambito locale e tra le varie correnti interne, come sono vissute le primarie nazionali?

Si sta procedendo in maniera tranquilla e serena, con grande dialettica. Le diverse aree si stanno confrontando; anche quella cosiddetta di centro che fa riferimento a Beppe Fioroni ha dato una spinta notevole a favore di Bersani. Anche perché il segretario nell’ultima assemblea ci ha entusiasmati; si è andati oltre le semplici parole, i beceri personalismi. E’ venuto fuori un Bersani che ha ribadito con forza che il nostro fine è lo Stato, le persone, i cittadini dei cittadini. Ora che, con l’uscita di scena di Berlusconi, il centrodestra sembra claudicante, tocca a noi del centrosinistra rimettere in piedi il Paese.  Il Pd può diventare un punto di riferimento per il cambiamento vero dell’Italia.

E con la rottamazione di Renzi come vi ponete?

Intanto Bersani usa il “noi” in maniera puntuale e precisa, non vuole un partito personale e a differenza di altri leader, non metterebbe mai  il suo nome dal logo; per Renzi invece esiste solo l’”io”. La differenza è enorme: il Pd di Bersani è per il pluralismo vero, ed è la grande novità del Partito che si propone progressista ma soprattutto riformista e chi propone e attua le riforme non può essere rottamato.

Gli ultimi sondaggi vedono Bersani favorito nello scontro primario, se non dovesse vincere siete tutti d’accordo nel sostenere il futuro premiership e quindi portare avanti una coalizione?

Certamente, noi apparteniamo ad un Partito, è nostra  responsabilità sostenere e lavorare per il Partito al di là dell’esito.  Dovrà prevalere il gioco di squadra, si lavorerà per la squadra. Intanto ci stiamo battendo per dare un senso alle Primarie perché il rapporto di fiducia tra politica e cittadini si è incrinato.  Dobbiamo riaffermare i valori alti e lo faremo anche con le diverse metodologie messe in campo da persone attente ai problemi e alle questioni salienti; l’obiettivo è la tutela del cittadino e dello Stato. Per questo cambiamo metodo ma non rottamiamo le persone, lo facciamo piuttosto con le idee che non rispondono al nostro principio di rinnovamento.

L’eventuale  vittoria di Bersani aprirà al centro?

Bersani ha sempre guardato con attenzione ai moderati, è chiaro che significherebbe scrivere e dettare le regole comuni da rispettare come è giusto che sia in una coalizione, in maniera leale e senza tatticismi. Ci deve essere un capitano, che auspichiamo sia Bersani, e la squadra che unisce piuttosto che dividere. In questo momento abbiamo bisogno di essere uniti ma soprattutto di qualcuno che sappia unire. Ma al di là di come dovrà essere composta la nuova coalizione, io credo che i riformisti veri guardano ai moderati con grande attenzione, così come alla grande platea della tradizione socialista, ambientalista, eccetera; quel che contano in questo momento sono i programmi.

Quali sono le differenze tra i programmi degli attuali candidati?

Se prendiamo ad esempio il delicato tema del lavoro: sull’articolo 18 Vendola dice che vorrebbe fare il referendum, le regole a cui si orienta Renzi  ritengo siano più dure e costose, mentre Bersani in maniera riformista ha voluto dare una svolta anche all’articolo 18 con qualche modifica della riforma e un modello più conforme al resto d’Europa.

Il Welfare dovrà  essere il cuore dei problemi e anche qui, più che di rottamazione si deve parlare di rinnovamenti, di idee di comportamenti e di linguaggi e Bersani lo sta già facendo.

Il rinnovamento  è previsto anche sull’attuale linea di governo? Monti ha attivato  un’imposizione fiscale ai massimi storici che sembra stia proiettando il Paese verso la recessione, Bersani non sembra distante da questa linea

Monti si è trovato in una situazione al limite del baratro e ha dovuto attuare il contenimento e la razionalizzazione della spesa, i tagli e tutto il resto.  Superata questa fase, non ci può essere più un’azione politica centrata solo sui tagli ma ci deve essere un’ intesa a favore dello sviluppo. Non basta solo abbattere la spesa pubblica per la quale  tutti stanno facendo la loro parte, dagli enti locali a quelli centrali, d’ora in poi si andrà ad incentivare le imprese per garantire la ricrescita.

Se si dovesse verificare una vittoria risicata del centrosinistra come avvenuta  in Sicilia, pensa che il nuovo governo avrà la stabilità per governare per i prossimi cinque anni?

Il nuovo governo dovrà essere innanzitutto di grande responsabilità, auspichiamo un governo politico che abbia una giusta maggioranza e che proceda nei lavori senza l’ansia delle verifiche.  A tutto questo un ruolo importante lo deve avere l’attuale governo, nell’impegno immediato di modificare la legge elettorale che è quanto i cittadini si aspettano.  Rispetto a quello che è successo in Sicilia, più della maggioranza risicata ci preoccupa l’astensione; il popolo dell’astensionismo lo dobbiamo recuperare, e possiamo farlo solo dando la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti soprattutto locali che dovranno essere portatori delle istanze del territorio a chi di competenza. I veri riformisti, devono innanzitutto offrire uno strumento equo ai cittadini nella scelta di chi li rappresenterà.