Il Comune di Lecce si è costituito parte civile nell’ambito di un filone parallelo del processo madre scaturito dallo scandalo dei Boc. E’ la novità emersa dall’udienza di oggi celebratasi dinanzi al gup Ines Casciaro.

L’eventuale rinvio a giudizio di Lucio Stefanelli, 44enne, Giuseppe Filippe Filippi, di 48, Adriano Migali, di 44, tutti di Lecce e di Donatella Rizzo, 34enne di Cavalllino verrà discusso il prossimo 16 gennaio perché l’udienza è stata aggiornata per un roblema legato al fascicolo. Secondo quanto ipotizza il sostituto procuratore Giovanni De Palma, insieme a Giuseppe Naccarelli e a Ennio De Leo, questi ultimi giudicati separatamente, i quattro imputati avrebbero arrecato un ingiusto profitto patrimoniale a favore di Naccarelli consistente nella illegittima liquidazione dell’incentivo di quasi 320 mila euro, a Filippe Filippi, Stefanelli e Migali 42 mila euro, 27 mila a favore della Rizzo. In tal modo, il Comune di Lecce avrebbe ingiustamente erogato risorse pubbliche. La vicenda è quella legata ai Boc. Secondo le indagini De Leo, allora assessore al bilancio, avrebbe proposto al Comune di Lecce e successivamente approvato il regolamento comunale per la ripartizione degli incentivi per la progettazione di interventi di finanza innovativa inducendo in errore gli altri componenti della giunta in ordine alla legittimità del regolamento amministrativo e privo della benchè minima giustificazione normativa. Naccarelli, invece, in qualità di dirigente del settore economico e finanziario del Comune di Lecce avrebbe disposto con una determinazione del 9 dicembre 2005 la liquidazione degli incentivi attestando falsamente la regolarità contabile e la copertura finanziaria della spesa. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Stefano De Francesco, Andrea Sambati e Luigi Rella. Il Comune di Lecce, invece, da Amilcare Tana.

 

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