E adesso che dobbiamo pensare? Che la stanchezza comincia a farsi sentire? Forse, ma non basta a spiegare; che comunque si tratta di una giornata in cui tutto va storto? Può darsi, ma non basta a spiegare; che ci si è ormai convinti che l’unico compito da assolvere consiste nel disbrigare una pura formalità (promozione) ?

Può essere, ma non basta a spiegare; che qualcuno (in verità più di qualcuno) trova troppo stretti i panni della serie “C” immaginando di aver già maturato il diritto di giocare contro avversari di più nobile rango? E’ possibile, ma neanche questo,singolarmente, basta a spiegare il flop di Lumezzane; a spiegare non il risultato negativo che prima o poi (legge dei grandi numeri) poteva maturare, ma la scialba,anonima, prestazione di un gruppo di uomini mai apparsi “squadra”.
Proviamo allora ad infilare tutte queste concause in un frullatore, azioniamolo: ne verrà fuori una poltiglia che assai da vicino ricorda la prestazione del Lecce contro il Lumezzane! I segnali si erano manifestati già dalla partita di Pavia dove il Lecce, negarlo non ha molto senso, era riuscito a farla franca anche grazie alla buona stella. Ma non sempre si può fare affidamento sulla buona sorte che anzi, sul più bello, gira i tacchi e va a coccolare la controparte per bilanciare le forse eccessive coccole che hanno accompagnato il percorso vincente dei ragazzi di Lerda. 
Non si può certo dire che questa sconfitta abbia reso precaria la classifica; questo no, ma è diventata invece un bel po’ precaria  la complessiva stabilità della squadra, la sua consistenza caratteriale, la sfumante disponibilità a calarsi nel contesto entro il quale il processo sportivo l’ha scaraventata e quella umiltà, richiamata dal presidente Tesoro, di cui si parla tanto, ma che pare relegata negli anfratti più remoti della memoria.

 

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