Ha interessato anche la provincia di Lecce L’operazione “Fort Knox” delle fiamme gialle di Arezzo, che ha smantellato un’associazione a delinquere composta da 118 persone ed estesa su tutto il territorio nazionale, finalizzata al riciclaggio, alla ricettazione, alla frode fiscale ed all’esercizio abusivo del commercio in oro. Nel mirino dei finanzieri è finito un compro-oro di Veglie.

Nel corso del maxi-blitz delle fiamme gialle, che hanno eseguito oltre 250 perquisizioni in tutta Italia, sono stati sequestrati beni (tra contanti e metalli preziosi) per un valore di circa 163 milioni di euro.
L’associazione criminale, a struttura piramidale, aveva il vertice in Svizzera e bracci operativi nei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (in provincia di Caserta) e Valenza (in provincia di Alessandria), dove gli “agenti intermediari” si occupavano della raccolta dell’oro e dell’argento, entrando in contatto con una fitta rete di negozi “compro-oro” e operatori del settore, che erano alla base della filiera dei traffici.
Tutte le forniture del prezioso metallo – come ricostruito dagli investigatori – avveniva in nero, al di fuori dei circuiti ufficiali e mediante scambi di oro con denaro contante in banconote di grosso taglio, trasportate da corrieri insospettabili  ed usando autovetture appositamente modificate con doppifondi.
Dai vari compro-oro disseminati per lo Stivale, l’oro raggiungeva i distretti orafi toscani, campani e piemontesi, dove veniva fuso e trasformato in verghe. Successivamente, il prezioso metallo varcava la frontiera, nascosto nei doppifondi delle auto dei corrieri, e veniva scambiato col denaro contante. In Svizzera, le verghe d’oro venivano poi trasformati in lingotti, con regolare punzonatura, e pronti per essere messi in vendita come beni “rifugio”. Diverso l’iter seguito dalle tonnellate di argento, che veniva trasformato in barre e rivenduto in Italia.
Il maxi-blitz di ieri rappresenta il secondo step dell’operazione delle fiamme gialle aretine che, tre settimane fa, sequestrarono una villa a Monte San Savino, in provincia di Arezzo, che l’organizzazione utilizzava come base operativa, protetta e vigilata, tanto da essere ribattezzata “Fort Knox”, per la sua impenetrabilità. Nell’occasione, furono denunciate tre persone e sequestrati 35 chili di oro e svariate mazzette di banconote da 500 euro, per un valore totale di circa tre milioni di euro.

 

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