Le principesse sono un po’ ovunque, diverse da quelle della narrativa storica, ma ancora presenti.
Dolci, solari, divertenti, alla moda, educate, dal sorriso che brilla negli occhi.

E se anche sgarrano qualche volta, non sono imperdonabili.
La nostra principessa si chiama Mirra e aveva da poco calcato lo storico pavimento di un castello, che pare aprisse le porte del paradiso.
Ivi, secoli or sono, lavorava un cuoco, che amava sperimentare piatti nuovi, raffinati, anche strambi.
Il re, molto saggio, preferiva far assaggiare prima il tutto ai segregati nella sua dimora, quella sotterranea per la precisione.
I prigionieri erano comunque persone che avevano conti in sospeso col regno, molto gravi, o che tramavano alle spalle del sovrano, gente di cui lui si sarebbe liberato volentieri … senza colpa!
Quale sarebbe potuta essere? Quella di averli nutriti molto bene? Del resto, qualcuno doveva stabilire se il cibo fosse commestibile o meno … cattivo!
Il cuoco percuoteva gli ospiti indesiderati nel gusto, a colpi di piatti incommensurabili, sublimava le aspettative più fantasiose, deliziava le cortigiane, conservava i favori del re, uccidendo qualcuno qua e là, ma senza volerlo e senza saperlo.
Quando ne veniva a conoscenza ci rimaneva molto male, ma annotava e ampliava la sua conoscenza e raccoglieva le testimonianze dei prigionieri, per documentare meglio il tutto.
Col tempo, si perfezionò talmente tanto che gli ospiti delle segrete non lo guardavano più con occhio torvo e con timore, non eseguivano più gesti scaramantici, villani o meno, in sua presenza. Anzi! Il pasto era diventato uno dei momenti più attesi della giornata, accolto, adesso, con fragorosi applausi e con i mugugni del re.
Il cuoco, per non perdere nulla delle sue creazioni, conservò rotoli e rotoli di pergamene, preziosissime per quanto erano costate! Erano un tesoro da tramandare.
Per il re, era un tormento da eliminare! Dato che il cuoco non uccideva più nessuno, anzi, deliziava i palati, molti si facevano imprigionare apposta, perché, data la povertà circolante, non potevano permettersi di acquistare del cibo. Così, una volta commesso appositamente il reato, si fermavano addirittura ad aspettare le guardie del re, ed erano contenti di vederle.
Il che, per il signore del regno, era davvero un problema. Poi, adesso, era anche più odiato, perché gli toccava giustiziare le persone per mandarle in paradiso, visto che il cuoco ce le mandava col palato.
Il sovrano decise, dunque, di licenziare il suo servitore e questi risolse, invece, di eliminare il re con un’ultima tisana aromatica, talmente buona e dalla fragranza così speciale, che il regnante si rilassò, sempre più, sempre più, sempre più … fino a che non ci fu più e tutto il reame esultò!
Nessuno, però, risalì mai al vero colpevole.
Una delle pergamene del cuoco fu rinvenuta da Mirra nel castello del paradiso.
Mamma dolcissima, ma, invero anche famosa critica gastronomica ed eccellente cuoca di fama mondiale.
Era lì per organizzare una mostra culinaria e stava visitando la location.
La biblioteca la incuriosì molto e vi si avventurò.
Sbirciando di libro in libro, di quelli che si erano aggiunti negli anni, rinvenne una delle famose pergamene.
Descriveva piatti sublimi a base di castagne, ed essendo il panorama culinario molto vasto, per non dire incommensurato, Mirra decise di concentrare la mostra proprio su quel tema: le castagne.
Arrivarono metri e metri di moquette verde bosco, ammantati di foglie secche vere e scenari autunnali, con maestosi alberi di castagne, tavolate in legno, degne della migliore tradizione boschiva, ma anche forniture medioevali, ricostruzioni storiche, cucine e forni a legna.
Una mostra degna di un re.
Mirra, come abbiamo detto, era una mamma, quindi, aveva una figlia.
Poiché suo marito era indaffaratissimo, non poteva lasciare assolutamente la piccola Aloe da sola, allora risolse di portarla con sé.
Aloe era entusiasta di quel castello, esattamente come della sua mamma.
Voleva somigliarle in tutto e, un po’ come tutti i bambini, imitava quello che faceva.
Pur avendo molti giochi, la seguì in cucina, un posto pericoloso per una bimba piccola e inesperta, perché pieno di oggetti bollenti, taglienti, odori acri, saponi … non proprio l’ideale insomma!
Per evitare pericoli, Mirra le comprò dei nuovi giochi. Raffiguravano tutti gli ingredienti che, lei stessa, avrebbe utilizzato per realizzare le pietanze da esporre e assaggiare, ed anche qualche bambola nuova, dai capelli d’angelo. Una vera sciccheria.
In vista del giorno prefissato per la mostra, avendo terminato i preparativi da vera esteta, iniziò a dedicarsi a tutto tondo alla cucina: marroni, castagne, rum, cioccolato, pinoli, finocchietto, una montagna di ingredienti saporitissimi aveva invaso l’ambiente.
Preparò castagne in tutti modi: arrostite, bollite, in pasta fresca, in frittelle, polenta e chi più ne ha, più ne metta.
Non mancarono certo i dolci: castagnaccio, crepes, mousse, coppe di castagne con amaretti e mascarpone, fino ad arrivare al re dei dolci di castagne, il “Mont blanc”.
La bambina, fino ad ora, aveva fatto del suo meglio, imitando alla meno peggio la mamma, ed incidendo le caldarroste finte con un coltello altrettanto non vero, datole da Mirra appositamente per non farsi male. Si sarebbe potuta provocare delle ferite serie diversamente.
Aloe, però, ora, aveva intuito che si era giunti al pezzo forte del buffet: bisognava veramente impegnarsi a fondo!
“Bene Aloe” – esordì la mamma – “Adesso dobbiamo porre molta attenzione”.
“Si mamma, sono tutta un orecchio”.
“Come? Forse volevi dire tutt’orecchi, ne hai due di orecchie”.
“Si, quella cosa lì, ma l’altro mi serve per sentire bene”.
“Va bene, va bene” – replicò Mirra sorridendo – “Allora! Innanzitutto dobbiamo scegliere dei bei marroni! Devono essere grossi, dalla forma tondeggiante o a cuore, belli polposi, interi e dalla buccia più chiara rispetto alle castagne”.
“I miei sono tutti marroni”
“Allora sei fortunata! Guarda! Ne hai veramente tanti! Aiuta me a sceglierli, io qui sul tavolo ne ho pochissimi”.
Sbrigata, non senza qualche difficoltà, questa operazione, le due procedettero al passo successivo.
“Adesso, li laviamo per bene e li incidiamo fino ad arrivare alla polpa e poi li facciamo lessare ben bene nell’acqua” – e la mamma, lì, a compiere le vere operazioni e la bambina ad imitare.
Solo che la cosa non le sembrava molto somigliante. Allora, non vista, versò dell’acqua nel suo pentolino, tagliò veramente i marroni di plastica e avvicinò tanto la sua pentola a quella della madre. Sapeva che se l’avesse messa su uno dei fornelli della mamma, lei si sarebbe adirata moltissimo, perché aveva la sua cucina. Quella, però, non produceva la fiammella celeste.
“Forse è difettosa” – pensava tra sé – “A Natale la cambierò”.
Intanto, iniziava a farsi sera, una notte che pareva d’oriente.
“Sei stanca?” – domandò Mirra ad Aloe.
“No no. Devo cucinare”.
“Bene allora! Oh, guarda! Direi che i marroni sono pronti. Adesso dobbiamo pulirli bene bene”.
“Io ti aiuto. I miei si sono puliti da soli”.
La mamma considerò la battuta della figlia un gioco, ma, in realtà, la plastica si era sciolta, era questo che voleva dire la bimba.
“Guarda. Per pulirli bene, li lasciamo in umido, così la pellicina interna si stacca più facilmente. Diversamente, si riattaccherebbe”.
“Capisco” – in realtà, dentro di sé diceva – “Boh?”.
“Oh, perfetto! Che brava che sei! Ora sai che facciamo?”.
“No, se non me lo dici tu!”.
“Hai ragione! Una cosa facilissima. Aggiungiamo lo zucchero, il sale e il latte e li facciamo bollire bene bene, aggiungendo un sacchettino di garza, con dei semi di finocchietto all’interno! Poi, elimineremo tutta l’acqua, setacceremo come si deve i marroni e uniremo vanillina, rum e cacao, quello che ti piace tanto!”.
Trascorso il tempo necessario, anche questo passaggio fu completato dalle cuoche … ehm! Ognuna a modo suo, s’intende.
“Abbiamo finito?” – domandò Aloe, i cui giochi sembravano colla ormai. L’odore, però, si amalgamava molto bene col resto della cucina, specie con i ceppi di legno che scoppiettavano nel fuoco del camino, per riscaldare l’ambiente.
“No piccola mia! Abbiamo ancora da fare. Adesso che abbiamo aggiunto anche gli ultimi ingredienti di cui ti avevo detto, dobbiamo ottenere una pasta unica, compatta e molto asciutta e poi metteremo il tutto in frigorifero per un paio d’ore”.
“Com’è che il mio impasto è già pronto? Devo solo metterlo in frigo”.
“È perché tu sei più brava della mamma e sei un’ottima allieva”.
“E dopo il frigo?”.
“Faremo una bella montagna di ricciolini di castagne”.
“E come si fa?”.
“Ti ricordi lo schiacciapatate? Quello con cui ti preparo quelle buonissime crocchette o la pizza morbida, morbida, di pasta gialla, che ti piace tanto? Ecco, useremo quello”.
Quando fu il momento, Aloe si rese conto che il suo strumento e il composto inserito non producevano lo stesso effetto di quello della madre. Per non rimanere indietro, allora, tagliò i ricciolini alla bambola e li mise sopra al suo impasto. L’illusione era quasi perfetta!
“Visto Aloe che bel monticello di ricciolini? Ma che brava che sei! Guarda il tuo! Che bello che è!”.
La bambina annuiva, gonfiando, però, le guance e stirando un po’ la bocca verso l’interno. Era perplessa. Chissà che sapore avrebbe avuto il tutto!
Intanto, visto che bisognava aggiungere la panna, Mirra diede ad Aloe quella spray, perché lei stava montando quella vera, con un po’ di zucchero a velo, per ricoprire il monticello ottenuto. Per una bambina, però, sarebbe stato difficile, così le disse che quello era un ingrediente speciale: il tocco magico alla panna! Una vera delizia!
“E adesso i ritocchi finali! Scagliette di cioccolato, cacao amaro e pezzettini di marroni glassati …mmmh! Oppure, amaretti sbriciolati? Che mi consigli?”.
“Bisogna per forza scegliere? A me piacciono tutti …”.
“Hai ragione! Metteremo nella giusta dose tutto, sarà molto più sfizioso!”.
Dopo aver completato l’opera, in grande quella della madre, in piccolo quella della figlia, la prima esordì: “Et voilà! Guarda che capolavori! Siamo state bravissime! Non ci resta che esporli nel buffet”.
Ovviamente, quello di Aloe sarebbe stato esposto a parte, con dei giochi del tempo.
La sera della mostra arrivò in un baleno, dopo una notte passata a riposare profondamente.
La mattina fu un continuo viavai di fiorai, estetisti, parrucchieri, stilisti, fornitori, catering …
Gli invitati erano tutti elegantissimi e fra questi, c’era anche il noto critico culinario Cassia.
“Devo porgerle davvero i miei complimenti. Non solo lei è un’ospite deliziosa, ma ha fatto un lavoro stupendo, ed una figlia altrettanto meravigliosa!”.
La bimba, arrossendo, “Troppo buono”.
“Le chiedo scusa” – ribatté Mirra – “Devo accogliere la contessa Odorosa. Intanto, assaggi pure le pietanze che abbiamo preparato. Tutte quelle a base di castagne le ho curate personalmente”.
“Sarà un vero piacere”.
Fu allora che Aloe notò che il suo piatto era finito tra i giochi e la cosa non le stava bene … dopo tutta la fatica che aveva fatto! Allora prese la pietanza e la pose vicino alle caldarroste.
Cassia, vedendo un mini mont blanc, vicino ad uno gigantesco e al vassoio dei dolci, pensò fosse un invito all’assaggio e ne tagliò un pezzettino.
“Ha un gusto insolito!” – osservò, rivolgendosi ad una signora – “Tostato direi. E un po’ lanuginoso. Avranno usato dei marroni speciali”.
Non fece in tempo ad aggiungere altro, ché fu raggiunto da atroci dolori allo stomaco ed impetuosi conati.
Subito fu chiamata un’ambulanza, era evidente che servisse una lavanda gastrica, soprattutto per Mirra, alla quale un’occhiata bastò per comprendere cosa fosse accaduto.
Quando Cassia si riprese, Mirra si scusò profondamente, spiegandogli l’accaduto e porgendogli anche il dispiacere della bambina, che non pensava di fare del male.
“Può succedere! Solo, faccia più attenzione a sua figlia. Appena starò meglio, però, vorrei assaggiare il vero mont blanc, il suo!”.
“Con vero piacere”.
E così fu. Ritornò alla mostra, mangiò il dolce vero e la bimba gli chiese come fosse.
“Paradisiaco! Un vero paradiso delle castagne”.
“E il mio?”
“Anche tu sei una cuoca sublime. Le tue pietanze mandano dritti in paradiso”.
La mamma e gli invitati esplosero in una fragorosa risata, mentre la bimba, rideva di soppiatto, sogghignando.
Qualcuno, in quel momento, notò una curiosa somiglianza con le fattezze del cuoco del re.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, cose, vicende, situazioni, è puramente casuale

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