È durata un mese esatto l’indagine dei carabinieri di Campi Salentina sulla rapina messa a segno, lo scorso 8 ottobre, a Squinzano, ai danni della gioielleria “Garofalo”. In manette sono finiti due giovanissimi brindisini, uno minorenne alla data dei fatti. Avevano rubato l’auto di mammà per raggiungere Squinzano e rapinare ori e gioielli.

Gli arrestati rispondono ai nomi di Michael Maggi, 18enne, e di Nicola Iurlo, 18 anni compiuti lo scorso 31 ottobre. I due erano già in carcere dallo scorso 16 ottobre, quando gli agenti della squadra mobile della Questura di Brindisi li arrestarono in flagranza di reato, per la rapina messa a segno ai danni del supermercato “Dok”, del rione Bozzano.
L’indagine dei militari ha trovato in internet un “fedele” alleato. Ma andiamo con ordine: i due brindisini, la mattina dell’8 ottobre, raggiungono la gioielleria “Garofalo” di Squinzano, dove entra il più giovane, che chiede alla proprietaria di poter visionare alcune collanine, poiché insieme al cognato avrebbero dovuto acquistare un regalo per la comunione della nipotina. Dopo avere visionato diversi ori, il giovane versa 30 euro in acconto, promettendo di passare nel pomeriggio insieme al cognato per l’acquisto della collanina.
Poche ore dopo, intorno alle 19, i due si ripresentano nella gioielleria di Maria Carmela Maddalo, in via Francesco Baracca, e chiedono nuovamente di visionare gli ori. Mostrandosi indecisi sul da farsi, convincono la donna ad esibire loro tre panni pieni di ori, per un valore di circa 10mila euro, finché poi scatta il piano: uno dei due giovani banditi immobilizza la proprietaria con un braccio intorno al collo, le tappa la bocca con una mano, mentre il complice le punta una pistola, minacciandola di morte, intimandole di aprire le porte della oreficeria e di non chiamare i carabinieri. In poco tempo, Iurlo e Maggi afferrano gli ori e fuggono a bordo di una Citroen C3 di colore nero, della quale nessuno riesce ad annotare il numero di targa.
L’attività investigativa dei carabinieri è resa difficile dalla mancanza di telecamere di videosorveglianza nella gioielleria rapinata: tutto si basa sulla testimonianza della vittima. Ma è a questo punto che i carabinieri di Campi Salentina, guidati dal capitano Nicola Fasciano, hanno l’intuizione di andare a cercare sul web i rapinatori: il modus operandi dei due giovani, infatti, viene riscontrato in una probabile rapina sventata, il 5 ottobre, a Latiano, quando le commesse della gioielleria, insospettite dalle continue richieste di vedere gli ori avanzate dai due giovani, minacciano di chiamare i carabinieri. Di fatto, li costringono ad abbandonare il piano ed i due banditi lasciano l’attività.
Riusciti ad estrapolare alcuni fotogrammi dai filmati immortalati dalle telecamere di videosorveglianza della gioielleria brindisina, i militari hanno diffuso foto con i volti dei due giovani in tutte le stazioni dei carabinieri di Brindisi e Lecce, finché un maresciallo del nucleo investigativo della compagnia di Brindisi non li riconosce: “Sono Iurlo e Maggi”.
I fotogrammi vengono poi esibiti alla vittima della rapina di Squinzano, che riconosce i due rapinatori, facendo stringere il cerchio attorno a loro.
Come emerso dagli accertamenti dei carabinieri di Squinzano e dell’aliquota radiomobile della compagnia di Campi Salentina, che hanno condotto le indagini, per raggiungere il paese del nord Salento, Maggi e Iurlo avrebbero utilizzato l’auto della madre del Maggi, una Citroen C3, ma nessuno dei due aveva la patente.
Entrambi si trovano rinchiusi in carcere: Maggi a Brindisi, Iurlo nel carcere minorile di Potenza.

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