Questa sera alle 21.30 si terrà un preludio della nuova stagione di Strade Maestre, a cura di Koreja, con la presentazione del nuovo disco del trombettista, compositore e arrangiatore Roy Paci dal titolo “Corleone”. Anche se il suo vero nome, Rosario tradisce inequivocabilmente le sue origini siciliane, Roy è salentino a pieno titolo, terra in cui si è stabilito a vivere dal 2005.

 

La sua allegria e il suono trascinante della sua tromba saranno accompagnati dal sax contralto di Guglielmo Pagnozzi, dal sax baritono di Marco Motta, dalle chitarre di  Alberto Capelli e Marco Pettinato (anche al programming) e dalla batteria di Andrea ‘Vadrum’ Vadrucci.

Corleone è una delle tante anime musicali di Roy Paci e per molti versi la più sconosciuta al grande pubblico: quella che trae la sua ispirazione dalla lezione del jazz sperimentale e d’avanguardia, molto free in quanto a linguaggio e contenuti. È un percorso nel quale Roy non si improvvisa, anzi. E’ proprio questo, in verità, uno degli elementi fondanti del suo background musicale. Il viaggio di Roy all’interno del jazz meno convenzionale inizia nel 1986, a soli 17 anni, grazie al sestetto As Sikilli del sassofonista Stefano Maltese. Gli Zu e Trionacria, formazioni rispettivamente di jazzcore e jazz sperimentale – da lui coofondate tra il 1997 e il 2001 – , The Ex & Brass Unbound e Mondo Cane, costituiscono altre esperienze importanti di questo percorso che Roy ha deciso di non abbandonare grazie al successo riscosso con Manu Chao e con Aretuska, nonostante il tempo per le collaborazioni e l’esplorazione musicale a tutto tondo si sia drasticamente ridotto.

Il disco rappresenta così per Roy una sorta di “wake up call”, una chiamata alle armi per una sua dimensione artistica che negli ultimi tempi e a malincuore, aveva dovuto accantonare. Roy definisce CORLEONE la sua “viscerale profondità musicale. Quella profondità che viaggia dentro la mente, scava, è luminosa, ma non tiene conto dell’aspetto materiale della vita”. Il crossover che esprime il progetto CORLEONE è un pairing tra hardcore selvaggio e jazz sperimentale: il tutto stemperato nei colori elettronici minimali e nei suoni terragni della Sicilia e dei paesi mediterranei, come una sorta di couscous armolodico.

In “Corleone” c’è anche la musica saracena di derivazione araba, c’è il sole a picco delle marce funebri delle processioni religiose, c’è il choro brasiliano che riporta a casa nostalgie sudamericane; ma al tempo stesso ci sono le strutture improvvisative e i picchi estremi del free jazz, riferimenti alla no wave newyorkese, le grandi contaminazioni di stile di progetti come Fantomas e Mr. Bungle, echi di Sketches of Spain di Miles Davis, la ricerca interiore di Mongezi Feza, la grande lezione di Lester Bowie e il rispetto assoluto per un suo contemporaneo e amico Dave Douglas. Il tutto senza mai smarrire il senso, imprescindibile in tutto quello che Roy Paci fa, della musica come supremo divertimento.