Dalle prime ore di stamane la Guardia di Finanza di Lecce sta eseguendo un provvedimento di sequestro preventivo delle quote sociali e dei beni aziendali delle società riconducibili all’imprenditore salentino Roberto Corigliano, ex presidente di Confcommercio. Il valore del patrimonio suscettibile di confisca è complessivamente stimato in 31 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche la stazione di servizio “Q8” sulla via di Merine.

I finanzieri hanno posto i sigilli anche ad altri due distributori, sulla Lecce-Maglie e sulla Lecce – Galatina. In particolare, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria, che, nel frattempo, hanno attualizzato gli aspetti economico-patrimoniali del contesto investigato con l’operazione ‘Giano’, stanno eseguendo il provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla 1° Sezione Penale della Corte di Appello di Lecce, su richiesta della Procura Generale della Repubblica della Corte di Appello del capoluogo salentino. I beni interessati sono compendi aziendali e quote societarie; terreni, fabbricati e autovetture; saldi attivi dei rispettivi rapporti di conto corrente.

La decisione giudiziaria, assunta dal presidente relatore della 1° Sezione Penale della Corte di Appello di Lecce, Vincenzo Scardia, su richiesta dell’Avvocato Generale della Repubblica, Antonio Maruccia, giunge al termine della recente sentenza di condanna di II grado emessa nei confronti dell’ex presidente della Confcommercio di Lecce, con la quale e’ stata appunto ordinata, tra l’altro, la confisca dei beni mobili ed immobili, titoli e quote sociali già sequestrati dal Tribunale del Riesame di Lecce allo stesso Corigliano nel dicembre del 2005.

Roberto Corigliano, 63enne leccese, è accusato di associazione per delinquere, usura, riciclaggio ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe “lavato” ingenti somme di denaro sporco attraverso un imponente giro di riciclaggio per conto della vecchia malavita leccese allora capeggiata da Filippo Cerfeda.

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