C’era anche Michele Intermite, 36enne tarantino, nella casa di Luca Greco, 40enne di Squinzano, accoltellato lo scorso 8 settembre nella sua abitazione di campagna in contrada “Carli”, alla periferia del paese. Il 36enne è stato arrestato alle prime luci del giorno dai carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo di Lecce: insieme a Salvatore Milito, tentò di uccidere Greco e Marino Manca.

Il tarantino, già sottoposto al regime di sorveglianza speciale, con precedenti per reati contro il patrimonio e droga, è stato incastrato dalle celle telefoniche, agganciate dal suo cellulare, che hanno permesso agli investigatori di accertare la sua presenza a Squinzano il giorno dell’accoltellamento. A lui, i militari sono giunti seguendo una pista ben precisa: durante il blitz del 26 settembre scorso, che portò il carcere Salvatore Milito, fu ritrovato un documento contraffatto, che riportava la foto di Milito, ma con un nome diverso ed un indirizzo di una residenza nel tarantino. È da questo rinvenimento che le indagini dei carabinieri hanno seguito la pista tarantina.
Gli ulteriori accertamenti tecnici svolti sul cellulare di Milito, inoltre, hanno consentito di accertare la sua presenza nel capoluogo ionico il giorno successivo all’accoltellamento, mentre quelli eseguiti sul cellulare di Intermite hanno rivelato la sua presenza, l’8 settembre scorso, proprio a Squinzano. Anche il ferito, Luca Greco, aveva raccontato agli investigatori che, oltre a Milito, c’era un’altra persona, a lui sconosciuta, dall’accento marcatamente tarantino. Fornendo le caratteristiche somatiche del suo feritore, Greco ha così dato un indizio ai carabinieri che, dopo oltre due mesi dal fatto di sangue, hanno stretto il cerchio anche attorno al secondo “killer”.
I sospetti degli investigatori si sono poi concentrati su una ristretta cerchia di persone, tra le quali c’era anche l’Intermite, che stamattina è stato prelevato dalla sua abitazione di Taranto ed accompagnato in carcere. Anche per lui, come Milito, l’accusa è di tentato omicidio, aggravato dalle modalità mafiose.
Stando alla ricostruzione dei carabinieri, che hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni della vittima del tentato omicidio, l’8 settembre scorso, nell’abitazione del Greco, in contrada Carli a Squinzano, si sarebbe dovuto tenere un incontro a quattro (tra Greco, Marino Manca, Salvatore Milito ed Intermite, presentatosi come “Gianluca”), relativo all’acquisto di una moto. Almeno questo pare fosse il motivo dell’incontro.

La situazione tuttavia sarebbe presto degenerata e ad un certo punto spuntò una pistola calibro 9, che venne indirizzata verso Greco e Manca. Ma l’arma si inceppò. Le due “vittime designate” tentarono di scappare, ma mentre Manca riuscì a dileguarsi, Greco fu raggiunto e colpito da diverse coltellate al torace, alle braccia ed al capo, una delle quali lo raggiunse ad un polmone.
Nell’abitazione, durante il sopralluogo dei militari, furono trovati un caricatore per pistola ed alcune cartucce calibro 9. Ma anche 40 grammi di cocaina, che costarono l’arresto per Luca Greco.

Durante i rilievi dell’efferato fatto di sangue, i carabinieri riuscirono ad individuare la via di fuga degli aggressori: per uscire dalla casa del Greco, gli autori dell’accoltellamento sfondarono la recinzione metallica, lasciando impresso sul terreno l’impronta dello pneumatico e per terra frammenti della carenatura di una moto di colore blu. Durante l’interrogatorio di Luca Greco saltò fuori anche il nome di Milito, appassionato di moto di grossa cilindrata. Ed è così che le indagini presero una direzione ben precisa. Gli accertamenti degli uomini dell’Arma stabilirono che la carenatura apparteneva ad una Ninja Kawasaki, la stessa moto di Milito, la persona indicata dal ferito. Lo stesso Milito – come ricostruito dai carabinieri – tornò sulla scena del “delitto mancato” il giorno successivo, quando fu notato da un carabiniere mentre transitava in moto, probabilmente per accertare se Greco fosse morto oppure no. Salvatore Milito fu rintracciato in una casa di campagna in contrada “Restinco” dove, oltre al documento falso, furono ritrovati un fucile a canne mozze calibro 12 (nascosto sotto al divano), 3 cartucce calibro 9 corto ed altre calibro 12. E ancora passamontagna, guanti, 1 coltello a scatto, una carta d’identità falsa, 4,4 grammi di marijuana, una dose di hashish ed 800 euro.

Stamattina – come detto – è scattato l’arresto per Intermite, riconosciuto proprio da Greco come autore del suo ferimento. Durante le fasi dell’arresto del tarantino, nella sua abitazione sono spuntate anche alcune dosi di cocaina, di cui è abituale consumatore.

Se da una parte il “fatto di sangue” è stato risolto, l’arresto odierno apre diversi spunti investigativi: primo su tutti, il collegamento della criminalità leccese con quella tarantina. Ma su questo aspetto, le indagini sono ancora in corso.