È stata un’artista salentina a rappresentare l’Italia in uno dei Festivals più importanti d’Europa. Stiamo parlando della cantante e compositrice Gospel Tyna Maria Casalini, scelta come madrina, lo scorso 25 agosto, per la XII edizione del “Gospel Festival Europeo di Solymár”, in Ungheria.

 

Un orgoglio per i cittadini leccesi, ma anche per tutta l’Italia, di certo orgogliosa di possedere una bellissima voce che la critica non ha tardato a definire “nera dalla pelle bianca”. Una voce singolare che rispecchia il percorso della cantautrice: determinata, quindi precisa nell’interpretazione, d’impatto, ma elegante, semplice nelle sue intenzioni “sempre cangianti”. Tyna “inCanto” parla di sé “senza segreti”, questo è il significato del suo nome che si plasma nel suo essere musicista.

Un percorso che, nonostante la giovane età, può permettersi una matura attenzione. Nel 1993, a soli quattordici anni, fonda il “Black on White Gospel Choir”, primo coro Gospel a sorgere nel cuore del Salento, che, ben presto, la fa divenire la più giovane direttrice Gospel d’Italia. Direttrice Artistica della “Just4jesus”, elabora importanti produzioni nel Salento, in Italia e all’Estero, collaborando con artisti e reverendi di fama internazionale come Rev. Ashley K. Davis, Rev. Lee Brown, Shireen Francis, Cheryl Porter. Lo scorso dicembre la sua voce è stata scelta per celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo in un prestigioso evento tenutosi presso la Cappella Reale del Tesoro di San Gennaro all’interno del Duomo di Napoli. In ultimo, la partecipazione, in qualità di ospite d’onore, all’International Gospel Festival di Solymár in Ungheria. Emozionante anche la cerimonia ufficiale di consegna di una targa celebrativa alla giovane cantautrice salentina, madrina dell’evento, tenutasi presso il Museo Etnico di Falumúzeum alla presenza di importanti Autorità Politiche ed Ecclesiastiche, tra cui il Vescovo Dr. Beer Miklós (Megyés Püspők), la moglie dell’Ex Primo Ministro Ungherese Dr. Mádl Ferencné, nonché il Sindaco di Solymár Dr. Szente Kálmán.

Il Gospel Festival di Solymár attira, ogni anno, sempre più visitatori da tutte le regioni dell’Ungheria e da oltrefrontiera, ospitando artisti provenienti da ogni parte del mondo: svedesi, polacchi, olandesi, americani ed anche sud-africani. “Uno stile unico con un’atmosfera speciale ed indescrivibile”; come si legge in rete, “un evento irrinunciabile sulla paletta della ricca offerta di programmi estivi nazionali”.

* Tyna, unica a rappresentare il Gospel in Italia in uno dei Festivals più importanti d’Europa. Ci racconti questa esperienza…

E’ stata un’importante soddisfazione artistica per me: il loro invito è un riconoscimento del mio lavoro anche oltre i confini nazionali, non posso che esserne orgogliosa.

Mi sono sentita sin da subito accolta con grande affetto e calore e l’incontro con tutti gli artisti è stato molto intenso. Abbiamo pregato insieme, ci siamo preparati a quello che doveva essere molto più di un Festival: una rassegna artistica della meravigliosità umana, quando mette a frutto i suoi talenti per irradiare il mondo di pace e valori universali. Questo il collante che ci univa quella sera.

* Il Festival rappresenta e trasmette veri valori che intendono divenire, possiamo a gran voce affermare, delle vere “chiavi di lettura” per affrontare il mondo. La sua musica, Tyna, ha allietato il pubblico ungherese con momenti di delicata spiritualità e grande energia suscitando stupore per i canti sacri che lei stessa ha eseguito in lingua ungherese…

Credo davvero che il valore dell’integrazione debba essere una guida costante nella vita di ogni uomo. Essa muove interiormente alla consapevolezza che tutto ciò che non ci appartiene può solo arricchirci se ci predisponiamo ad accoglierlo. Questo mi ha spinto ad eseguire dei canti anche in ungherese, alcuni della tradizione evangelica come “Here I am to worship” di Tim Hughes, eseguito anche in inglese ed italiano, o alcuni brani di mia composizione come “Io diventa tu/E’n belo’lem lehet a te” ed, in particolare, un brano popolare ungherese dal testo spiritualmente intenso che s’intitola “Most múlik pontosan”. Quest’ultimo ha regalato davvero momenti molto emozionanti, la mia voce si intrecciava con quella del pubblico, per poi innalzarsi come una “inVoc’Azione” profonda e raggiungere quell’orecchio cosmico che rimane sempre in ascolto dell’uomo.

* Eseguire i brani in lingua ungherese: una richiesta che nasce dal pubblico o un accordo intrapreso con gli organizzatori del Festival?

Una mia iniziativa. Ho eseguito tre concerti in Ungheria e ogni volta ho avuto il dono di un’accoglienza che definirei intimamente sentita: le manifestazioni di stima e d’affetto, non certo esuberanti, si riconoscono da un atteggiamento introspettivo nell’ascolto, da una partecipazione delicata e contemplativa.

Certo, non possiamo dimenticare che il popolo ungherese conserva una memoria storica di grande sofferenza. È stato un popolo dominato da continue invasioni, prima i tartari, poi i turchi ed, ancora, i comunisti, ma tutto questo non fa loro perdere quella sensibilità profonda ed il desiderio di fraternità che li contraddistingue, unitamente al singolare senso nostalgico di felicità.

* A questo punto nasce una riflessione. Sentire che un’artista salentina canti in inglese è cosa, oramai, usuale; un’altra che canti in francese, spagnolo o tedesco, potrebbe dirsi cosa già sentita, ma… cantare in ungherese, devo dire, non è cosa frequente… Qual è il suo rapporto con questa lingua?

Ho la fortuna di avere un’amica ungherese che vive qui in Italia, in provincia di Potenza. Lei mi ha aiutato moltissimo nella pronuncia con lezioni di lingua via skype e devo dire che ho scoperto una lingua davvero difficile, ma anche molto affascinante. L’ungherese, di per sé, rispetto non solo alle lingue europee, ma anche alle altre lingue del ceppo ugro-finnico, credo sia complesso perché fondamentalmente diverso dal nostro “parlare”; il suo è un vocabolario che risente molto dell’influenza linguistica turca e la maggiore difficoltà per me è stata quella di pronunciare dei fonemi non appartenenti alle “abitudini” della nostra lingua. Una bellissima esperienza che continuerò a coltivare, dal momento che ho promesso lezioni private di canto Gospel alla mia amica Marta in cambio di lezioni di lingua ungherese!

* Il grande apprezzamento del pubblico ungherese si è letto anche piacevolmente in rete…

Gli ungheresi amano molto l’Italia e la nostra lingua. Immaginavo di eseguire alcuni brani in italiano. Durante il concerto il clima era talmente accogliente che la lingua non era più un ostacolo comunicativo: in inglese, in italiano, in ungherese… Eravamo un solo Corpo dalle tante membra, come ci insegna San Paolo, davvero in profonda comunione cristiana.

* C’è stato qualche avvenimento o situazione che le ha, diciamo così, “riempito” particolarmente il cuore?

Sono stata particolarmente contenta della proposta di tenere un seminario tematico per gli artisti provenienti per l’occasione da tutta Europa. Abbiamo preparato e poi cantato insieme dei brani in concerto, in lingua inglese, ungherese e anche in italiano, cosa che li ha divertiti molto! Certamente, è stato un momento di preghiera molto intenso, dove le varie identità artistiche o l’aspettativa di vivere un seminario solo tecnico-vocale lasciavano spazio ad un desiderio condiviso di immersione spirituale che affonda le sue radici nel messaggio evangelico e pian piano si incarna in ogni Voce, la quale si prepara ad essere Testimonianza viva che “s-concerta”! Questo mi ha riempito il cuore. Sono felice di aver ricevuto tanta approvazione e mi auguro di poter tornare presto in questo paese al quale mi sento oramai molto affezionata.

* L’International Gospel Festival di Solymár (HU) si arricchisce di una grande iniziativa benefica a sostegno della Fondazione “Csodatücsök Alapítvány” (Il Grillo Magico) che si occupa di bambini diversamente abili che vivono a Solymár. Anche lei si occupa di un progetto sociale di ricerca…

Si, il mio ultimo lavoro come MusicArTerapeuta si intitola “STEREOTIP…IO”, un progetto sociale di ricerca nel campo della vocalità e del linguaggio frutto di numerosi laboratori e soprattutto di un innovativo studio, che curo da numerosi anni, del “Gospel come Terapia” . Una ricerca resa possibile grazie alla fiducia e alla stretta collaborazione con l’Università Popolare di MusicArTerapia di Roma ed, in particolare, con l’Associazione Alzheimer Lecce, presieduta dalla Dott.ssa Renata Franchini. Lo scopo è valorizzare la libera espressione e i suoni vocalici apparentemente “insensati”, riconoscendoli come tracce-storia di un vissuto sensibile che richiama al valore di una necessaria, quanto mai vitale, integrazione dei modi diversi di essere e vivere. Il progetto ha “partorito” un album che è stato presentato ufficialmente al Convegno Nazionale di MusicArTerapia a Riccione lo scorso anno. Una sperimentazione unica in Italia, che riconosce le inesplorate valenze terapeutico-riabilitative del Gospel, attraverso la Disciplina della Globalità dei Linguaggi (metodo Stefania Guerra Lisi).

Attualmente stiamo elaborando la seconda edizione del progetto.

* Tyna, cos’è il gospel per lei?

Non ho mai considerato il Gospel come una riproposta di un genere musicale o di un vissuto storico d’oltreoceano. Sebbene sia importante conoscere le radici storico-musicali del Gospel non ci si può  limitare all’interpretazione di un vissuto diverso dal proprio.

Quello che desidero cantare è il mio Gospel, il mio “campo di cotone”, la mia difficoltà nel trovare quel coraggio per salire ogni giorno la montagna che è la vita. Credo che solo per le persone poco riflessive la vita possa essere una discesa. La vita è sempre in salita, se si ha il coraggio di comprendere il valore di un abbraccio, la difficoltà nell’amare il proprio nemico, di farsi prossimo con gli altri. In questa salita, però, non siamo soli; c’è quel Dio fattosi Uomo per insegnarci che si può cadere ed essere spinti a chiedere aiuto ad un nostro fratello, affinché porti anche solo per un breve tratto la nostra croce. È proprio questa la divina Santità: non un percorso per pochi eletti, ma una profonda immersione nella semplice umanità che ci chiama ad essere come specchi al sole, il riflesso della Luce e dell’Amore.

 

“Il Soffio universale ci spinge a danzare le multiformi e fantastiche coreografie

del nostro esistere… e nel silenzio, pian piano… si genera la Musica della vita…

La Voce viene alla luce rivelando un coro pulsante di emozioni.

Questo è il Gospel… il moto d’animo più vero in un continuo volteggiare tra le

armonie del mondo che invocano l’inCanto di Dio.” (Tyna Maria Casalini)

 

Il video del concerto di Tyna Maria, già inserito in versione integrale nella pagina web della televisione nazionale ungherese, Hungarian TV2, è ora visibile su youtube cliccando sul seguente link: http://youtu.be/FCfqpAmKjzo

 

 

 

 

 

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