Giornata intensa quella di ieri alla Città del Libro di Campi Salentina, con la mattinata dedicata alle scuole e agli approfondimenti educativi per i giovani e un pomeriggio inanellato da presentazioni e autori.

Apertura pomeridiana dedicata alla grande poetessa Alda Merini, con una lettura di sue poesie inedite, ancora Pino Aprile con “Mai più terroni” ed. Piemme, Fiamma Satta con “Diario. Diversamente affabile” Add Editore.

Alle 19.30 nella Sala Nostra Signora dei Turchi si è tenuto l’evento che ha visto protagonista Roberto Pazzi con “D’Amore non esistono peccati”, ideato da Alessandro Turco, con Cinzia Tani e un reading di Carla Guido.

Focus sulle biblioteche nel convegno “Politiche locali per le biblioteche e la promozione della lettura nel Sud”, ma anche con Antonella Agnoli e il suo testo “Caro Sindaco, parliamo di biblioteche”, Editrice Bibliografica.

Dibattito interessante e illuminante quello con Bruno de Stefano, giornalista professionista di Somma Vesuviana (Napoli) per la presentazione del suo “Giancarlo Siani. Passione e morte di un giornalista scomodo”, Giulio Perrone Editore, con Pierpaolo Lala e Massimo Melillo. De Stefano ha seguito la cronaca nera e giudiziaria per molti quotidiani nazionali, scrivendo per «Paese sera», «Il Giornale di Napoli», «Corriere del Mezzogiorno » e «City». Tra le sue pubblicazioni, i bestseller Napoli criminale, I boss della camorra, L’Italia delle mazzette e 101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato, tutti per l’editore Newton Compton, scrive la storia del giovane cronista assassinato dalla camorra circa trent’anni fa e tenta di andare oltre una semplificazione che lo ha trasformato in una sorta di «santino»: il giornalista-eroe giustiziato per aver coraggiosamente svelato le trame segrete della camorra.

Giancarlo Siani, corrispondente di Torre Annunziata per Il Mattino, fu ucciso il 23 settembre 1985 in un agguato messo a punto dalla camorra, di lui si parla tanto, soprattutto dopo l’uscita nel 2009 del film “Fortapasc” per la regia di Marco Risi, ma se ne sa ancora pochissimo. Si sa pochissimo del suo lavoro, del suo impegno e delle sue aspirazioni; ma soprattutto non si sa quasi nulla delle faticose indagini che hanno consentito di condannare killer e mandanti. Il libro non racconta solo la storia di un ragazzo di 26 anni finito davanti a un plotone di esecuzione di Cosa Nostra, ma scava tra le carte e gli atti delle inchieste per lasciar emergere una storia assai più complicata nella quale si mescolano incomprensibili silenzi, palesi omissioni, tentativi di depistaggio, vuoti di memoria inspiegabili, goffe e ridicole contraddizioni. Una ragnatela di inganni all’interno della quale Bruno De Stefano si muove con passione e coraggio. A Siani viene restituita la sua vera natura, quella del cronista di provincia finito in un vortice più grande di qualunque verità avesse potuto mai rivelare, puntuale e amante del suo lavoro. A lui non è venne dato alcun merito, nessun caso eclatante, in quegli anni Ottanta in cui a farla da padrone era il malaffare. Un pretesto utile oggi per conoscere un pezzetto di storia di Italia e ridare onore a chi è morto facendo bene il proprio lavoro.

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

17 + diciannove =