La sede della Prefettura di Lecce, di viale XXV Luglio è ormai meta quotidiana di proteste e vertenze, come quella di oggi per gli oltre 720 lavoratori Adelchi.  Ennesima occasione, il summit della deputazione salentina per la situazione Adelchi e il pagamento e prolungamento della cassa integrazione in deroga i cui fondi non vengono trasferiti alla regione

 

Il vertice è stato convocato dal Prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, per affrontare la vertenza Adelchi di Tricase. Alla presenza della vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, Loredana Capone, dell’assessore al Welfare, Elena Gentile e dei parlamentari del territorio, sono state discusse le tematiche relative alle misure per i lavoratori a rischio. Il vertice ha prodotto  due nuove date: il 29 novembre che inaugurerà una serie di tavoli per il rilancio economico e il 14 dicembre, a Roma, dove si aprirà un tavolo interministeriale tra Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero del Lavoro. Al tavolo verrà chiesta l’estensione dell’accordo di programma per il TAC (Tessile Abbigliamento Calzaturiero) per la Adelchi, 40m milioni di euro fermi chissà dove, nonché il percorso per garantire ai lavoratori il prosieguo degli ammortizzatori sociali, in scadenza il prossimo 31 dicembre.

Intanto i lavoratori esasperati, ad ogni nuovo vertice alzano la voce, sono spazientiti, non credono più a quel che si promette e poi non si mantiene. “Vogliamo innanzi tutto i  nostri soldi, ci spettano”, in riferimento alla cassa integrazione in deroga di competenza della regione, al momento in arretrato di diversi mesi. Anche qui il classico scarica barile: l’Inps non ha ricevuto i 110 milioni di euro necessari al pagamento della cid, mentre la stessa regione ne ha fatto richiesta al governo centrale in arretrato. Poi ci sarà la richiesta del prolungare la cassa integrazione in scadenza il 31 dicembre. Solo 44 giorni prima della definitiva resa delle oltre 700 famiglie salentine che da troppo tempo vivono in bilico tra la difficoltà di sopravvivere con un reddito minimo e l’incertezza futura. Non sono così incomprensibili gli animi esasperati dei lavoratori che troppo smesso minacciano attacchi all’ordine pubblico, pur di far sentire la propria voce.

 



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