Il polverone sollevato dal quotidiano d’informazione “Boxe Ring”, che ha definito il pugile professionista Antonio Santoro come un “caso”, merita un pronto diritto di replica che ci sprona a soddisfare gli interrogativi del noto portale della noble art.

Se alcune tastiere velenose fossero a conoscenza dei sacrifici e delle privazioni a cui è andato in contro il nostro Santoro nella sua vita da ragazzo prima e da atleta poi, probabilmente le perplessità del giornale telematico edito dal signor Flavio Dell’Amore non sarebbero mai sorte.  Ma arriviamo al punto; alla luce dell’ultima sconfitta di “El Dynamite” contro Adriano Nicchi lo scorso 23 novembre al Palamalè di Viterbo, nel sottoclou dell’incontro valido per il titolo EU dei supermedi tra Andrea Di Luisa e il francese Rebrasse , la redazione di Boxe Ring non si sarebbe trovata d’accordo con l’organizzazione di un match che, secondo il portale di Forlì, non avrebbe dovuto avere luogo tra due boxeur di categoria differente (Santoro superleggero, Nicchi superwelter). Premettendo che, nella storia del pugilato, centinaia di boxeur salgono e scendono di peso in base all’avversario e passando da una categoria all’altra, non si riesce a carpire se esista realmente un “ caso Santoro”. Se a tali controversie si aggiungono le polemiche relative a chi abbia potuto organizzare l’evento sportivo tra i due contendenti, la risposta è scontata quanto eloquente: è stata la contessa Rosanna Conti Cavini in persona a combinare il match Santoro-Nicchi ! Considerando il blasone a livello mondiale della scuderia Cavini e la professionalità del promoter  di pugilato per antonomasia, si spera che, almeno in parte,  il sibillino stupore dei redattori di Boxe Ring possa essere stato acquietato. Secondo il quotidiano  romagnolo, Antonio Santoro, in qualità di sfidante ufficiale al titolo italiano dei superleggeri, non avrebbe dovuto combattere un match fuori categoria contro un avversario proibitivo con il rischio di compromettersi la possibilità di provare a vincere una corona nazionale.  Parole che filano per chi non conosce alcuni retroscena succosi: il pugile salentino, come da accordi con la Conti Cavini, sarebbe rimasto ugualmente sfidante ufficiale al titolo prescindendo dall’esito del match con Adriano Nicchi. Il punteggio accumulato da Santoro nella classifica nazionale dei superleggeri non è stato pregiudicato dalla sconfitta rimediata contro il pugile aretino. Si è  trattato di un incontro, il quale, ha esulato dal ranking italiano della categoria di competenza del nostro Antonio, che ha permesso a Nicchi di iniziare la scalata all’europeo e al buon Santoro di avere la chance di misurarsi con un pugile di primo ordine sul palcoscenico delle grande occasioni.
Di non minore appeal il lato prettamente economico della vicenda. Intendiamoci, Antonio Santoro non è tra coloro che percepisce ferie pagate, malattia e tredicesima. Antonio Santoro non va a timbrare il cartellino come qualsiasi altro comune mortale. Antonio Santoro pratica la boxe per vivere! Come la maggior parte dei pugilatori vecchio stampo, l’atleta nostrano ha vissuto un’infanzia burrascosa crescendo in ambienti malsani, in cattività, abituato ad andare avanti da solo dentro e fuori dal quadrato da combattimento. Boxe Ring dovrebbe considerare che le borse offerte ad un pugile il quale ha fatto del pugilato uno vero e proprio stile di sopravvivenza, fanno gola.  Hanno esclamato dall’alto: “qualcuno ci spieghi il caso Santoro!” La risposta è semplice e rasenta la banalità: il caso Santoro non esiste!