Il Lecce perde; perde i pezzi, perde la partita (terza sconfitta consecutiva) e perde la solitudine del primato in classifica condiviso ora con quel Carpi che grazie anche alle intemperanze di Giacomazzi prima, di Pià più avanti e alla ingenuità di Legittimo (fallo da calcio di rigore) raggiunge i giallorossi in vetta alla classifica.

 

La partita è sostanzialmente racchiusa nei tre episodi citati, più un altro che riguarda un calcio di rigore reclamato dai giallorossi e non accordato dall’ arbitro. Veniamo agli episodi :
GIACOMAZZI: la sua partita dura appena cinque minuti in quanto vittima di . . . sè stesso. Soltanto cinque minuti come può capitare talvolta ad un giovanotto imberbe desideroso di mettersi in luce; in cinque minuti conquista due cartellini gialli non per foga interpretativa, ma perchè è in palese difficoltà contro un avversario agile, più rapido di lui, più . . . da serie “C”.
LEGITTIMO: di magliete allungate per trattenuta in area capita di vederne una domenica si e l’altra pure: a volte (Lazio-Inter di sabato) passano in cavalleria, altre volte impattano con l’ineccepibile applicazione del regolamento, dunque calcio di rigore che Arma trasforma nel vantaggio che il Carpi saprà pilotare fino al fischio di chiusura.
PIA’: con il Lecce già in inferiorità numerica, ma in pieno forcing per recuperare il risultato, non riesce ad arginare la lingua facendosi espellere per proteste, lasciando la squadra in nove uomini, abbattendo così ogni residua speranza di una rimonta apparsa fino a quel momento possibile; La squalifica di Foti non ha evidentemente insegnato niente!
C’è poi il quarto episodio: un calcio di rigore reclamato dai giallorossi per un contrasto in area apparso falloso e dunque sanzionabile, ma l’arbitro ha deciso di far proseguire il gioco. La partita di Carpi è in buona sostanza tutta in questi episodi, ma è il caso di aggiungere qualcosa circa la paventata crisi del Lecce: l’impressione è che rispetto alle precedenti uscite questo Lecce sia apparso più presente in campo; non ha giggioneggiato come di recente accadeva, ci ha messo un po’ di quel nerbo venuto meno da un mese a questa parte. Bisogna anche aggiungere che l’effervescenza di Falco e Chiricò continua ad essere fine a sè stessa senza mai produrre qualcosa che faccia tremare i polsi ai portieri avversari.
Quanto a Jeda, schierato come prima punta, si è trovato a sfarfallare su tutto il fronte d’attacco creando pericoli in quantità assai prossima allo zero. Qualcuno troverà che il mio racconto sia eccessivamente duro; può essere, perchè no! Mi dichiaro comunque pronto a rivedere i miei giudizi ove qualcuno, argomentando con fatti alla mano e non per luoghi comuni, mi convinca della mia crescente miopia !

 

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