O natura paghi la sventatezza
di avermi inventato, io uomo docile
senza bombe e cavallo io stesso
ho sempre un poco paura di me!

All’inizio del mio entusiasmante viaggio attraverso l’oceano della poesia di Giancarlo Serafino, mi sono corredata di un adeguato equipaggiamento leggero: la curiosità in abbondanza perché vitale, la disponibilità a farmi coinvolgere dai suoi versi,  ed il desiderio, infine, di scoprire nuovi pensieri su di essi, e decifrare con essi nuove emozioni da comunicare a tutti i poeti come lui,  ed appassionati di poesia come me.
Leggere una sua lirica ci offre una sensazione di benessere spirituale, fulminante e travolgente, un valore immediato  se solo si pensa che la poesia moderna e contemporanea sia stata a volte così particolarmente elitaria ed intellettualistica da intimidire ed allontanare il lettore.
Versi d’ispirazione intimisitica si alternano a versi gravidi di compassione umana per i propri simili, schiacciati da ineluttabile condizione di sottomissione e degrado, lì dove l’autore si racconta tramite una scrittura fluida, spontanea e mai banale, capace di coinvolgere il lettore con le sue riflessioni e suggestioni che si avvicendano in componimenti di varia lunghezza, tutti permeati di uguale intensità che denotano un radicato senso etico nei confronti di un dilagante disimpegno politico che attanaglia la nostra società.

Essi sono come delicati acquerelli che immortalano momenti, ricordi e sensazioni dai colori caldi che fissano nella mente,nell’ anima e nel cuore, temi attuali particolari tramite una lettura godibilissima, dettata dai toni essenziali e semplici, come in uno straordinario viaggio poetico.
Il volume finemente rilegato, tutto da leggere e meditare, racchiuso in 70 pagine ed edito da CFR Edizioni per la serie Collana Epos, è arricchito dalle suggestive immagini del pittore Tonino Caputo, per sua gentile concessione, con la prefazione a cura di Arnaldo Ederlè.

In un tipico pomeriggio invernale, che volge ormai al tramonto, davanti ad un corposo cappuccino con deliziosi pasticcini, ho incontrato l’arguto ed ironico poeta, che è stato ben lieto di rispondere ad alcune mie domande:
“Giancarlo, quando ha iniziato a dedicarsi alla poesia e per quali pulsioni e ragioni?”
“La passione si è manifestata da adolescente, forse undicenne, come una sorta di necessità di scrivere ed anche come forma di studio nell’imitare i poeti che studiavo”.
“Che la porta a credere che qualcuno possa essere piacevolmente indotto a leggerla?”
“Credo che chi ami le lettere in generale si senta in qualche modo coinvolto a condividere le nuove proposte degli autori, poi spero che chi legge soprattutto poesia, sia colpito da un pizzico di curiosità per i miei scritti”.
“Qual è il suo rapporto con le riviste di poesia?”
“Generalmente buono. Se mi chiedono versi da pubblicare non mi nego a nessuno”.
“Che attende e pretende dal critico e dall’editore di poesia?”
“Semplice: dal critico onestà intellettuale al di fuori dei soliti “giri”, dall’editoria più impegno e meno “vampirismo” verso la pubblicazione di raccolte in generale e verso i giovani poeti in particolare”.
“Crede nella necessità e nell’utilità delle antologie di poesia?”
“Le antologie sono utili se hanno un filo tematico, altrimenti non hanno senso!”
“Come definirebbe la scrittura di versi poetici?”
“Sintesi del mondo… in versi”.
“Quale domanda vorrebbe le rivolgessi?”
“Quelle che mi ha rivolto sono più che sufficienti ed… apprezzabili”.
“Progetti per il futuro?”
“Avere sempre in buona salute l’ispirazione, poi mi lascio trasportare… dalle sorprese della vita. Grazie a lei ed Auguri a tutti!”