Parte bene la campagna elettorale di Dario Stefàno: ora ha ufficialmente dalla sua Carlo Salvemini, uno dei personaggi più seguiti della sinistra radicale leccese. L’endorsement, ufficializzato in mattinata dal  responsabile di ‘Lecce Bene Comune’, è solo un primo passo però, perché l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia ha ancora due problemi da risolvere: deve convincere il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, alleato nelle amministrative, a non candidarsi, perché sarebbe una lotta fratricida (pescano tutt’e due dallo stesso elettorato); poi bisogna convincere gli elettori moderati a mettere una croce sul simbolo di ‘Sel’.

 

 

Assessore Stefàno, è stato un bel colpo l’endorsement di Salvemini, ma come farà a convincere i moderati a fare una croce sul simbolo della sinistra radicale?

«Io guardo a quello che è successo in questi anni: i miei elettori e i miei amici hanno visto nella pratica che io e Vendola stiamo insieme molto meglio di quanti professano una convergenza solo ideologica e ci siamo ritrovati sui grandi obiettivi, sempre; anzi, abbiamo avuto una complicità a prescindere. Io sono un candidato esterno a Sel, perché non sono un iscritto: loro mi hanno chiesto di essere uno dei loro esterni: rappresento una deroga, altrimenti avrei dovuto essere iscritto al partito per partecipare alle primarie. La cosa che mi ha spinto a fare questo è l’insistenza di Vendola. Quello che ho fatto in agricoltura in questi anni è di sinistra o di destra? Oppure è provare a tenere insieme tradizione e modernizzazione, innovazione con diritti fondamentali. L’innovazione può passare dal caporalato? No. Abbiamo combattuto per i diritti dei lavoratori, abbiamo organizzato le filiere chiedendo sempre il rispetto dei lavoratori. Queste cose possono stare insieme: è stata la mia politica».

I “montiani” e le loro liste potrebbero portare via molti voti ai moderati della sinistra?

«No, secondo me, assolutamente no: è ininfluente. Monti è stato chiamato a mettere una toppa a una falla che si chiamava Berlusconi. Quanto Monti sia utile al Paese non ce lo può dire questa fase: se si fosse candidato direttamente avrebbe preso una batosta, perché lui non è in sintonia con l’idea della stragrande maggioranza dell’Italia. Gli italiani, per la maggior parte, non condividono le idee di Monti: l’ex presidente del Consiglio pensa che per risanare la Fiat sia necessario rendere più facili i licenziamenti, ha l’idea malsana che per risanare il bilancio dello Stato sia necessario tassare le pensioni di invalidità. La gente ci chiede altro: equità sociale, che non significa avercela con chi ha più soldi, ma chiedere un contributo maggiore a loro».

 

Quale strategia ha la sinistra sulle tasse, sull’Imu? Tornerete a parlare di patrimoniale? Su questi temi si giocherà tutta la campagna elettorale.

«Io ho una mia idea: c’è un’esigenza nel Paese che è quella di redistribuire meglio la ricchezza. Non è possibile che il 90 per cento della ricchezza sia nelle mani del 3 per cento della popolazione. È un paradigma che non funziona più: non è più possibile chiedere ulteriori sacrifici a chi guadagna uno stipendio da 1.200 euro al mese e dire a chi possiede capitali scudati “non vi preoccupate manteniamo l’impegno di farvi pagare il 5 per cento per averli fatti rientrare”. Basterebbe mettere a posto queste piccole cose per sistemare il Paese. Cosa si può chiedere ancora a un dipendente che guadagna 1.200 euro al mese? Chi è in questa posizione sociale ha già dato tutto».

Anche voi farete promesse sull’abolizione dell’Imu, come ha fatto Berlusconi?

«Io credo che l’Imu sia la peggiore formula di patrimoniale a cui si potesse pensare ed è ingiusto attribuire la sua introduzione a Monti, perché l’ha introdotta Berlusconi».

 

Sì, infatti, l’ha introdotta Berlusconi sulla seconda casa e Monti l’ha estesa sulla prima.

«Io credo che si dovesse fare diversamente e c’è lo spazio per farlo. Ora, avere la demagogia di promettere che sarà abolita totalmente mi sembra poco realistico. Gli italiani ci sono cascati una prima volta, ma credo che questa volta non ci caschino più».

 

Le cose si mettono male se si candida anche il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, magari in buona posizione nella lista Udc, perché siete alleati da un po’ di tempo nelle amministrative. Cariddi rischia di toglierle un po’ di voti. Come cercherà di evitare quest’interferenza nel suo elettorato?

«Sulla sua candidatura dovrebbe chiedere notizie al sindaco di Otranto. Io non sono in grado di dire cosa farà. So che tutti i miei amici sono con me: tutti quelli che mi hanno sostenuto nella candidatura alle regionali».

 

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