Come anticipato nei precedenti articoli, il ritorno di Berlusconi ha gettato lo scompiglio nel Pdl: ieri, le nuove esternazioni del leader maximo lasciavano intravedere la possibilità di ripensarci. Il caos domina, ma, dietro le quinte, si combatte una lotta intestina a tutti i livelli che lascerà più di qualche strascico.

Nelle ultime ore una parte consistente del Pdl sta facendo pressioni sul Cavaliere per «spingere la linea di partito verso una condivisione e partecipazione a un processo di aggregazione delle forze moderate che si riconoscono nel Ppe e nella leadership di Mario Monti». La fronda montiana incombe e cresce di giorno in giorno: tra i sostenitori della prima ora c’è l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano.

 

Al centro del dibattito, anche nel Salento, oltre alla linea politica da imboccare (pro o contro Monti, con o senza Alfano) c’è anche la necessità di capire come verranno selezionati i candidati al Parlamento. La scelta dall’alto potrebbe avere conseguenze devastanti dal punto di vista dell’immagine, perché gli avversari del Pd(insieme a Sel) stanno continuando a svolgere la loro operazione democratica e hanno già annunciato ufficialmente le primarie per i parlamentari.

Il Pdl salentino era già da tempo orientato alla selezione dei propri  candidati al Parlamento attraverso le consultazioni dell’elettorato di centro-destra: nei mesi scorsi tutti i principali leader locali si erano espressi in questo senso, ma con l’esplosione del ciclone berlusconiano tutto diventa incerto. Gabellone, proprio due giorni fa sul Corrieresalentino.it, ha dichiarato di voler fare le primarie, ma di non avere il tempo. In effetti, se le elezioni saranno il 17 febbraio, sarà molto difficile risolvere tutto entro i primi di gennaio. Per Saverio Congedo, invece, le primarie potrebbero essere fatte entro metà gennaio solo se la data delle elezioni sarà il 24 febbraio.

Fitto rimane in silenzio, ma è già a lavoro: la sua linea è sempre stata in sintonia con Alfano. L’ex ministro dei Rapporti con le Regioni in questi mesi ha dialogato anche con Casini: era pronto a ogni possibile soluzione, tranne quella di fare il subalterno dell’ex presidente della Camera. Se Berlusconi non si darà una calmata (e nelle dichiarazioni di ieri è sembrato aver corretto il tiro), Fitto potrebbe prendere le contromisure correndo con una formazione diversa dal Pdl. Queste, però, per il momento sono solo congetture: l’ex ministro è intento a serrare le fila tra i suoi, sta cercando di organizzare il suo piccolo esercito per scegliere in un secondo momento, quando ci sarà la schiarita, la propria collocazione. Intanto, sembra che la frangia degli ex aennini sia troppo divisa: troppi personalismi per costituire una nuova lista. Gasparri e La Russa sono troppo isolati per riesumare l’ex An.

Tutte le soluzioni sono in campo mentre scoppia il toto parlamentari anche nel Salento. È sicuro che, in caso di primarie, scenderanno in campo tutti i consiglieri regionali: si fanno già i nomi di Rocco Palese (che dovrebbe essere candidato anche senza primarie) e Roberto Marti. È chiaro che in caso di consultazione interna al centrodestra buona parte dei parlamentari uscenti scenderanno in campo. Fitto dovrà mettere in lista dei nomi nuovi e, probabilmente, chiederà a qualcuno di fare un passo indietro: potrebbero non essere più candidati, dalle voci che circolano ultimamente, il senatore Rosario Giorgio Costa, il deputato Gino Lazzari e l’onorevole Ugo Lisi. Sembra che solo una vittoria alle primarie potrebbe salvare quest’ultimo, oppure la candidatura in un’eventuale nuova lista fatta di ex aennini. Ma gli spazi questa volta sono ristrettissimi: si sa che il Pd è in netto vantaggio e senza il premio di maggioranza saranno in tanti a restare fuori. Il Porcellum senza primarie rischia di diventare una polveriera per il Pdl, dove da un momento all’altro potrebbero esplodere tutti i malumori degli scontenti e, soprattutto, dei trombati.

 

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