“E’ come un agnello troppo giovane e troppo vicino alla Pasqua: gli vengono somministrati steroidi per la crescita e il risultato è un agnello gonfio e pieno di metastasi”.

E’ un’immagine forte quella usata da Sabino Sgarro per descrivere in breve lo stato del Movimento 5 Stelle, sia a livello nazionale che locale, che si avvicina alle prossime elezioni politiche. Sgarro è un attivista della prima ora, uno di quelli che da subito ha creduto al progetto messo in piedi da Beppe Grillo nel 2009 e che ora, a pochi passi dal più che probabile approdo in Parlamento, saluta la compagnia perché ciò che è diventato il M5S ai suoi occhi è troppo diverso da quello che il drappello di visionari riunitisi quattro anni fa voleva realizzare. Le “Parlamentarie” sono la causa dell’addio al Movimento, o meglio, la goccia che fa traboccare il vaso, la scintilla che scatena gli animi e illumina i retroscena che, come racconta Sgarro, sarebbero venuti fuori nella “Riunione Organizzativa” post-elettorale. Sgarro, l’ennesimo “dissidente” del M5S, affida il suo commiato amaro e definitivo ad un post su facebook, in cui, tra l’altro, si legge: “Il resoconto di una serata surreale, in cui è venuto a galla tutto quanto in un gruppo nato con le nostre aspirazioni non doveva emergere. Una storiaccia di voti pilotati, di accuse infamanti, di stalker e di omofobia, di attacchi isterici e di mancanza delle più elementari regole di convivenza. Di allucinanti accordi clandestini tra fazioni contrapposte, di patti tra clan non rispettati, di attacchi alle spalle, di canali di comunicazione per pochi. Gestiti da un manipolo di persone che hanno creduto di poter decidere per tutti senza dare conto a nessuno”. Nessun nome ma tante, troppe pesanti accuse, su tutte l’assenza di trasparenza e condivisione e la gestione oligarchica del Movimento alla stregua dei tanto odiati partiti. Contattato da chi scrive per una chiacchierata sul tema, Sgarro non nega la sua disponibilità a spiegare il senso del suo post, il suo pensiero sul Movimento e su chi oggi lo rappresenta. “Il Movimento 5 Stelle è nella sua fase calante: ha risvegliato alcune coscienze ma è stato tradito il principio originario dell’orizzontalità. Quello che sta succedendo a livello nazionale è sotto gli occhi di tutti (le epurazioni di Gioanni Favia, di Federica Salsi e del gruppo di Forlì, ndr). Eravamo partiti con quattro regole di base, che tutti condividevano, ma poi si è andati oltre. La regola di non partecipare ai talk show è stata imposta dopo, senza la minima consultazione della base, alla faccia del principio “uno vale uno”. Le epurazioni di questi giorni sono inaccettabili – continua Sgarro – il dissenzo non è consentito e io a 40 anni non voglio avere padroni.” Secondo Sgarro Beppe Grillo sta commettendo errori imperdonabili utilizzando la sua posizione dominante come una clava: “Poste le regole fondamentali, il Movimento avrebbe dovuto crescere da solo e le scelte, tutte, sarebbero dovute passare dalla basa. Grillo e Casaleggio avrebbero dovuto limitarsi a fare i “notai”, invece stanno imponendo le loro scelte senza che nessuno possa avanzare delle critiche. Perché i server su cui sono state gestite le Parlamentarie non sono stati affidati ad una società esterna? Perché non è stato comunicato il numero dei votanti? Perché le regole elettorali non sono state condivise ma calate dall’alto? La scarsa trasparenza alimenta dubbi, soprattutto se il movimento fa della trasparenza la sua bandiera. Fino ad ora nessuna ingerenza sui programmi ma chi ci assicura che in futuro quell’ingerenza non si possa verificare? E ancora, che senso ha scegliere prima i candidati e poi costruire il programma? Il programma sarebbe dovuto essere condiviso mente ora, per assurdo, potremmo avere candidati in pieno disaccordo col programma che nascerà.” Se le criticità del M5S in Italia sono note, meno conosciute sono le turbolenze e i retroscena a livello locale che Sgarro racconta: “Il voto degli iscritti alle Parlamentarie non è stato un voto libero ma pilotato. Assistendo a quella riunione ho appreso che era stato concordato dai vari gruppi pugliesi su quali candidati convogliare i voti. Dovevano vincere i “senatori” (gli attivisti di lungo corso, ndr), tra cui Maurizio Buccarella e l’andriese Giuseppe D’Ambrosio, penalizzando il Movimento barese e il suo uomo più rappresentativo Alfonso Ciampolillo (comunque 3° alle Parlamentarie pugliesi, ndr)”. Gli accordi però non sarebbero stati tutti rispettati: “I risultati hanno scatenato il putiferio: nella riunione organizzativa succesiva alle Parlamentarie sono volati gli stracci tra gli attivisti che si rinfacciavano il mancato rispetto degli accrodi. La prospettiva di essere eletti in parlamento ha portato qualcuno a scendere a patti con se stesso e ora non trova la forza per scendere dalla macchina in corsa”. Il giudizio che Sabino Sgarro esprime sul M5S di Lecce è tranciante: “Oggi il Movimento è vuoto perché ha preso una deriva partitica ed elettoralistica. Non abbiamo sfondato alle elezioni amministrative ma non abbiamo fatto nulla per migliorare, per farci conoscere ed apprezzare, tranne sterili riunioni di facciata. Il programma con cui ci siamo presentati davanti ai cittadini a maggio non è stato in nessun modo implementato ed è rimasto lettera morta, nessuna proposta, nessun atto concreto. Il Movimento è diventato puro presenzialismo senza contenuto. La dimenzione del Movimento doveva essere comunale: dal comune si sarebbe dovuta estendere una rete di comunità capaci interagire in scala sempre più larga, ma era un processo lungo e faticoso. Ma se già a livello locale la rete è frammentata come può essere efficiente a livello nazionale? Dovevamo costruire il cittadino e ora invece ci troviamo ad inseguire l’elettore come fanno i partiti”. Il j’accuse di Sabino Sgarro, che già quest’estate si era allontanato dal Movimento, è perentorio e i suoi contenuti rischiano di sgretolare la voglia di cambiamento che il M5S rappresenta. A questo punto è urgente fare chiarezza.

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