La lotta intestina dell’UniSalento si combatte anche sui media nazionali. A occuparsi del presunto conflitto d’interessi del rettore Domenico Laforgiac’è anche “L’Ultima Parola”, in onda su Rai 2.

Mentre i sindacati continuano la lotta a suon di comunicati stampa, il caso delle consulenze sbarca in Rai. L’intervista integrale viene ripresa dalla web dell’UniSalento e pubblicata subito dopo, proprio per evitare tagli e manipolazioni inopportune. Il giornalista parte subito con una domanda cattiva: «Professore, come giustifica le consulenze da 30 mila euro dell’università alla società della sua famiglia?». Ma il rettore risponde tagliente: «Non è un incarico dell’università, ma conferito dall’Arti e non si tratta di 30 mila euro, ma di più incarichi da 3-4-5 mila euro per ogni brevetto che l’università ha voluto far affidare a questa società. La società non è scelta dall’università, ma dagli inventori, sulla base di un rapporto fiduciario».
«Peccato che l’Arti non dica così – incalza il giornalista -. Lei sostiene che è l’inventore che deve scegliere chi può fare il brevetto: allora perché l’inventore cede la proprietà intellettuale all’Università?». «L’università acquisisce la proprietà intellettuale per poter chiedere i finanziamenti, ma rimane saldo il diritto degli inventori di scegliere chi realizzerà il brevetto», spiega il Magnifico. Insomma, esistono delle delibere che chiariscono la dinamica: l’inventore sceglie la società a cui affidare il brevetto con un incarico certificato. Il giornalista Rai, però, continua a vederci puzza di bruciato e insiste: «Ma non le sembra strano che gli inventori affidino proprio alla sua ex società questi brevetti?». Nulla quaestio per Laforgia: nessun problema di opportunità.
«Io sono stato il primo rettore italiano a rinunciare a 300 mila euro – si scalda Laforgia –perché avrei dovuto sporcarmi la faccia per 30 mila? Questo vuol dire che non sono legato a fatti economici». Si apre uno scambio di battute tra i due interlocutori, il clima si scalda. Il giornalista chiede: «Come mai con l’università Bari non lavorate tanto?».
«Lavoriamo anche con loro, per quello che è possibile. Anche lì gli inventori scelgono il mandatario. Io non ci sono più in nella‘Bruni and partners’: avevo la proprietà della società, non ci lavoravo. Poi sono uscito fuori. Allora, cosa devo fare? Siccome ho azioni nella Fiat , non posso lavorare con la principale casa automobilistica italiana?», risponde il rettore. Il giornalista insiste sul problema di opportunità e il clima si surriscalda ulteriormente.«Le società fondate da me non hanno alcun rapporto con l’università – insiste il magnifico – non ci sono passaggi di denaro verso di noi. Quindi, che dice?». Poi, il giornalista fa una gaffe: «Perché non possono concorrere le persone individuali ai bandi?». Il rettore lo bacchetta:«Ma che cosa dice? Si informi! Faccia il giornalista per bene! Anche le persone individuali possono partecipare! Gli avvocati hanno diritto a partecipare ai bandi Arti. Se scelgono la mia ex società, è solo perché sono bravi. C’è un albo dell’Arti, con un bando pubblico e in base a quell’elenco gli inventori scelgono. L’Arti stabilisce il valore della consulenza, non l’università. La società ha solo dato all’università, non ha mai preso nulla».
Poi, il giornalista ricorda che il mandato del rettore sta per scadere e scoppia una nuova lite. «Spero che scada presto, perché non voglio avere a che fare con persone come lei – attacca il magnifico – che accusano senza informarsi bene[…]. A lei piace fare spettacolo». C’è anche una domanda sulle indagini della magistratura, ma il rettore risponde che si tratta di un polverone alzato dai sindacati, di un complotto. «Ci sono state tre vertenze per condotte antisindacali: tutt’e tre perse. Che cosa significa, secondo lei?», continua il rettore, che in questo modo cerca di spiegare la storia della web tv affidata al sindacalista. Laforgia chiarisce di non avere nessuna responsabilità sulle pressioni e di aver per questo rimosso il direttore: «Io non ho scaricato il direttore, ma mi sono indignato quando ho letto le intercettazioni sui giornali. Io porto avanti una battaglia di principio fino in fondo e qui si fa un accordo in mio danno». «Perché, allora, il direttore generale prometteva la gestione della web tv al sindacalista in cambio di una linea più morbida con lei?», incalza il giornalista. «Io ero favorevole all’affidamento – chiarisce il rettore – ma per la web ho chiesto che si facesse un bando, per capire se c’era qualcun altro. Dopodiché, siccome non era venuto nessuno, l’abbiamo affidata a lui, ma la gestione è stata deludente. Ho provato e poi, siccome non mi è piaciuta la gestione della web tv, l’ho mandato via». Laforgia insiste: «Se si sostiene che mi sono messo d’accordo con i sindacati in questo modo, perché mi hanno fatto tre procedimenti antisindacali e li ho vinti tutti? La procura indaga su esposti partiti da un professore e su altri esposti che vengono mandati un giorno sì e uno no».
Si parla anche dell’esposto di Melica, delle presunte pressioni sul Senato Accademico: «esposto insensato» per il rettore. Il giornalista, allora, torna a bomba sul conflitto d’interesse: «Perché lei è presidente della Fondazione e rettore?». «La Fondazione non esiste ancora e ha zero risorse – spiega Laforgia – non serve eleggere un membro del senato accademico se poi è il rettore che gestisce tutto. Tutto quello che le hanno raccontato sono balle». Sulle accuse di familismo il rettore chiarisce che sua moglie non ha avuto nessun regalo dall’Università e gli incarichi veramente importanti le sono stati conferiti dal precedente rettore. «Mia moglie, con la Scuola d’italiano per stranieri, che si è inventata, ha portato soldi e studenti stranieri all’Università del Salento: ha dato prestigio agli incarichi che ha ricevuto. Voi siete prevenuti. La legge è stata rispettata[…]. La presunzione di colpevolezza dovrebbe essere convertita in presunzione d’innocenza[…]. Dovreste riflettere sul fatto che ho rinunciato a 300 mila euro. Sono così fesso da non mettermi in tasca soldi puliti per poi fregarmi le briciole sulle consulenze? – chiarisce il magnifico –. Questi sbandati, che hanno una serie di problemi personali, vogliono riportare all’antico l’università:con i “pizzini” tra sindacati e il capo di gabinetto del rettore, che si è preso 4 anni».
I suoi detrattori, secondo Laforgia, sono «somari che ragliano» e stanno facendo tutto questo chiasso perché le elezioni del nuovo rettore sono vicine e vogliono chiarire che il prossimo, se non si piegherà, passerà gli stessi suoi guai. «Se avessi voluto avere dei rapporti non conflittuali con i sindacati, me li sarei andati a cercare io, non per interposta persona», spiega il rettore, «ma loro volevano da me cose che io non potevo dare. Nessuno può negare le cose che ho fatto con questa università: si confronti tutto quello che ho fatto io con quello che ha fatto il mio predecessore». Scambi duri e risposte taglienti. La Forgia si definisce una vittima dei giornalisti,«che non si informano prima di assecondare certe accuse strumentali». Per vedere tutta l’intervista basta cliccare sul link http://came.unisalento.it/media/rai-2-venerdi-30-novembre-2012/ .

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