Questo l’appello della vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia Loredana Capone intervenuta nel merito della decisione del Comune di Lecce di candidarsi alla sperimentazione sul Distretto famiglie voluta dall’assessorato regionale al Welfare.

Una candidatura importante per Loredana Capone che tra i punti cardine del suo programma elettorale, nella corsa alle comunali, aveva proposto di rendere la città di Lecce, in rete con il modello promosso dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Trento, sede del Distretto famiglie . Un modello a ragnatela per un territorio delle opportunità e delle responsabilità, un territorio che, però, secondo la vicepresidente deve ancora dimostrare di essere capace di coniugare le politiche sociali con quelle orientate allo sviluppo.
“Esprimo viva soddisfazione per la candidatura del Comune di Lecce alla sperimentazione voluta dall’Assessorato regionale al Welfare sul Distretto famiglie – ha esordito Loredana Capone. Il lavoro competente e innovativo, avviato dall’assessore Elena Gentile che ha avuto l’originale intuizione di mutuare l’esperienza della Provincia autonoma di Trento, troverà nelle famiglie leccesi, nel mondo associazionistico, nel Terzo settore, e nelle imprese del nostro territorio, un terreno fruttuoso per la germinazione di una comunità più inclusiva e rispondente alle reali esigenze dei nuclei familiari”. 
“Dopo anni di colpevole distanza dai bisogni sociali della nostra comunità – continua la vicepresidente –, con innumerevoli ostacoli che si frapponevano ai bisogni delle persone in carne ed ossa, ai loro problemi, si intravede oggi, finalmente, nell’adesione del Comune di Lecce alla sperimentazione regionale sul Distretto Famiglie, la possibilità di una svolta che consenta di dare concretamente seguito alle politiche familiari della Regione Puglia”.
“C’è ancora molto da fare – conclude l’assessore. E’ necessario che il Comune di Lecce attivi una serie di azioni e misure per venire incontro alle esigenze di tante famiglie, specie quelle più povere, e si adegui a parametri e standard da cui oggi, purtroppo, è ancora lontano”.
E un Piano di interventi, proprio ieri, è stato presentato dall’Assessore comunale Carmen Tessitore. Si tratta di “Alleanza locale per la famiglia”. Un piano che, secondo la consigliera Paola Leucci, si dimostra carente, affrettato, confuso e ambiguo nei contenuti.
“Nel Piano presentato oggi dall’assessore Tessitore – afferma Paola Leucci – si parla genericamente di associazionismo familiare e soggetti del terzo settore senza specificare, però, se sia previsto il requisito di essere iscritti all’albo regionale a tutela della serietà e della trasparenza”.
“Si parla, inoltre – continua -, di non meglio specificati “Centri della famiglia”, senza citare quelli già attivati dal Piano di zona attraverso i finanziamenti regionali; di screening territoriale dei servizi e dei bisogni senza prevedere alcuna funzione per la commissione consiliare; dell’attivazione di protocolli d’intesa sulle tematiche della famiglia coinvolgendo consultori pubblici e privati non meglio specificati e centri di ascolto parrocchiali, escludendo, però, gli altri e il non meglio identificato “associazionismo familiare”.
“Il prossimo lunedì – conclude Leucci – si ritornerà in aula con lo stesso ordine del giorno. Speriamo che in quella sede molte delle idee presentate oggi siano corredate da contenuti più solidi”.