mostra must (6)
Foto Giulio Schirosi

Nell’era delle contaminazioni ogni forma artistica diventa miscellanea di suggestioni composite ed eterogenee, corteggiando la spinta esasperata che deve portare allo stupore. La sindrome del “mai-visto” la fa da padrone, spesso con buoni risultati.

 

MustInTime, la rassegna di arte, artigianato e design che è stata inaugurata lo scorso venerdì, proseguirà per quattro mesi, negli spazi del Must, il Museo Storico di Lecce, e sarà arricchita di eventi collaterali dedicati all’arte, al design, alla fotografia, all’artigianato. Organizzatori sono l’Associazione Id&a e il Must, con la direzione artistica e creativa di Monica Righi e Andrea Novembre.

Il vernissage di venerdì è stato un vero e proprio evento mondano in stile newyorkese, come a Lecce se ne vedono davvero pochi, non fosse che per le facce fin troppo note e conosciute per una cittadina di appena un centinaio di migliaia di abitanti, salvo poi scorgere appartata sui gradini in penombra Lina Wertmuller o vedere aggirarsi tra i corridoi una splendida Rosalia De Souza.

Gli spazi del museo erano saturi di visitatori eclettici ed eccentrici, cappelli, piume, abiti all’ultimo grido, scarpe dai lacci colorati, capelli bicolore si mescolavano alla perfezione con le opere d’arte, le sedie antropomorfe di Fabio Novembre, i centri e le coperte a telaio, le fedi che sovvertono l’infinità circolare, le madonne piangenti, le ceramiche, e le fotografie in scatole auto-illuminanti, i ritratti e infine al primo piano la sala illuminata solo di rosso e di viola, dove stillava vino rosso servito in provette e, come piccole sculture, i dolcetti di Titti Pece erano serviti da una donna con la testa in gabbia.

Alle luci delle luminarie di De Cagna, suggestive ed evocative di feste patronali al profumo di zucchero filato, si è svolta l’annunciata e attesa performance artistica che ha sancito il matrimonio tra arte del fare e design. Testimone delle nozze Lina Wertmuller, figura che ha rappresentato la controtendenza, per una sposa illuminata di bellezza – tutta sua – in abiti firmati Cordella e uno sposo bicolore munito di tamburello.

MUSTinTIME si propone come nuovo concept museale, con lo scopo di promuovere la produzione artistica come leva di supporto territoriale, nell’ottica di creare un sistema in grado di realizzare produzioni innovative legate alla tradizione, alle risorse e alla cultura locale.

Un’identità salentina che prova a uscire dai ranghi e ad internazionalizzarsi, per l’energia del saper fare dei suoi artisti.

Lina Wertmuller si è trattenuta a Lecce, per presentare ieri, sempre negli spazi del Must, il suo nuovo libro “Tutto a posto e niente in ordine – vita di una regista di buonumore”, con la sua consueta dissacrante ironia, a testimonianza di una vita vissuta senza prendersi mai troppo sul serio. Nessuna risposta alle domande ma tante riflessioni e tanti sorrisi, mescolati a qualche esercizio sull’uso del dialetto. Così ha salutato il pubblico leccese “E’ divertente perché voi siete qui per vedere me, ma io sono qui per vedere voi. Le vostre facce mi raccontano tanto, su di esse vi sono tracce chiare della storia della vostra terra”.

 

 

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