E’ stata fissata per il prossimo 31 gennaio dinanzi al gup Ines Casciaro l’udienza preliminare per l’omicidio di Roberto Romano, il 36enne di Ruffano, ucciso con quattro colpi di pistola all’interno della sua abitazione lo scorso 23 marzo.

Quel giorno, il giudice deciderà se rinviare a giudizio o meno Espedito Valentini, 28enne, di Andrea Macagnino, 23 anni, entrambi di Supersano e Dario Traversa, 29enne, quest’ultimo residente a Ruffano. Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, sarebbe stato Valentini l’autore materiale dell’omicidio di Romano e lo stesso 28enne avrebbe anche tentato di ammazzare una seconda persona, ossia Traversa, che si trovava in casa della vittima in quei concitati minuti. Macagnino, invece, avrebbe accompagnato il presunto killer a casa di Romano mentre Traversa, secondo quanto ipotizza la Procura, avrebbe depistato le indagini degli inquirenti evitando di fare il nome di chi avrebbe esploso i colpi di pistola contro di lui e all’indirizzo della vittima ed è indagato con l’accusa di favoreggiamento personale. Quel pomeriggio, il presunto assassino di Roberto Romano raggiunse casa del 36enne e all’interno della sua camera da letto si consumò la tragedia. Valentini aprì il grilletto sparando quattro colpi, di cui tre raggiunsero Romano ferendolo mortalmente. Traversa, invece, venne raggiunto da tre colpi sparati dall’alto verso il basso sempre all’interno dellla camera da letto di Romano. Sul movente dell’esecuzione, il lavoro degli inquirenti si è sempre dipanato su due birettrici apparentemente differenti ma fondamentalmente convergenti tra loro: una possibile vendetta dell’omicida per questioni personali o un regolamento di conti nell’ambito del mondo dello spaccio. E che Valentini, presunto omicida, sia un personaggio conosciuto in tali ambienti lo si evince anche dalle pagine dell’ordinanza con cui lo scorso due ottobre cinque giovani furono arrestati dagli agenti del commissariato di Taurisano. In una intercettazione del 20 maggio 2011, si fa riferimento ad Antonio Galati e a Fernando Vizzino, come i presunti responsabili di un attentato ai danni di Valentini, sfumato perché gli aggressori non erano riusciti a forzare l’abitacolo dell’autovettura all’interno della quale si era rifugiata la vittima. Antonio Galati, al riguardo, riferisce: “Gli avremmo sparato un colpo in faccia…lo avremmo buttato affianco allo sportello ci saremmo messi in macchina, lo avremmo portato in mezzo alla campagna e si bruciava macchina e tutto lui e avremmo buttato anche il fucile e lo avremmo ucciso”. Valentini si costituì in caserma lo scorso 4 aprile dopo aver fatto perdere le sue tracce per circa due settimnane e nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Carlo Cazzella il giovane dichiarò in lacrime che la pistola, al momento della tragedia, era nelle mani di Romano. Nei confronti di Macagnino, invece, la Procura ipotizza l’accusa di concorso anomalo in omicidio volontario. Il giovane, difeso dall’avvocato Francesco Fasano, venne scarcerato dal Tribunale del Riesame con un’ordinanza dello scorso 24 aprile con cui i giudici rimarcavano come nei suoi confronti non sussistevano i gravi indizi di colpevolezza per l’omicidio. Il suo avvocato difensore, alla luce degli esiti d’indagine, ha già annunciato di voler scegliere il rito alternativo dell’abbreviato. Gli altri imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Vergine, Mario Coppola, Francesca Conte. I familiari della vittima, invece, da Luigi Covella, Alfredo Cardigliano e Simone Viva.

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