“Non avevamo giocato un soldo bucato sul provvedimento pastrocchio di riordino delle Province, e ci ha abbiamo visto giusto, perché altrimenti avremmo perso”, il presidente del Movimento Regione Salento critica duramente l’operato di Governo e Parlamento che “hanno posto fine nella maniera più ridicola alla messinscena della riduzione dei costi, dell’accorpamento delle Province e di tutta la filosofia sulla spending review riferita ai territori”

 

Un pastrocchio all’italiana lo definisce Pagliaro, che considera il ruolo delle province “ancora più deboli e inutili essendo relegate ad Enti di secondo livello”. Una sceneggiata, uno scherzo sulla pelle dei cittadini e di qualche sindaco preoccupato solo della propria immagine istituzionale, nei provvedimenti presi durante la fase decisionale dell’accorpamento, secondo il presidente del MRS. Alla mancata riconversione del decreto le analisi di Pagliaro vertono sull’incapacità della classe politica locale e sulla fattibilità della salentinità allargata, di cui si parla da tempo ma che non trova attuazione.

“Da chi dobbiamo aspettarci una risposta concreta alla crisi economica e politica che investe l’Italia e il nostro Salento? Non certo dal Governo Monti (si è visto che performance), non certo dalla Regione (dov’era, cosa ha fatto?), non certo dalle Province… Lecce chiusa nella sua cornice barocca e fintamente aristocratica (lo diciamo da leccesi purosangue), Taranto soffocata dai suoi travagli, rivendicando ruoli di attore protagonista e Brindisi ridotta a Cenerentola che cercava un principe azzurro a buon mercato, orfana e sconsolata. E infine non certo i nostri parlamentari. Questi sconosciuti”, conclude Pagliaro per il quale il futuro politico, economico e sociale del territorio salentino risiede nel progetto della Regione Salento.

 

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