Briciola non è un cane, né un micetto, nemmeno un criceto.
Pensandoci bene, neanche un gioco, neppure un pensiero …
Briciola è solo un’infinitesima parte di un soffice panino.

Viveva beata in questa piccola pagnotta, quand’ecco qualcuno pensò bene di staccarne un pezzo per mangiarsela.
Briciola si spaventò enormemente vedendo quei dentoni che volevano azzannarla, ma, per fortuna, riuscì a divincolarsi e a cadere sulla tovaglia.
“Qui dovrei essere al sicuro, finalmente un posto tranquillo” – pensò.
Ahimè, così non fu. Iniziò a vedere un grande buio, che l’avviluppò sempre più, fino ad inghiottirla, per poi riaprirsi al sereno.
“Sarà stato un nuvolone passeggero” – ipotizzò.
Purtroppo, si sbagliava anche stavolta. Stava per fare bunjee Jumping dal quarto piano di un palazzo signorile.
“Ma sono ammattiti?” – gridò spaventata.
“Ma siete ammattiti?” – gli fece eco la signora del terzo piano – “Con questa barbara abitudine di gettare le briciole del pranzo dai balconi! Esistono scope e pattumiere per questo, ed anche gli aspirapolvere da tavola. Che maleducati! Vedi questi!” – spazzolandosi il minipattume dalla testa.
Fu a quel punto che Briciola cadde per terra e un uccellino la notò, iniziando a fissarla intensamente.
“Mamma mia com’è enorme questo tizio! Che vorrà mai da me?”.
“Forse penserai che voglia mangiarti, vero?”.
“Toh! Parla … e che voce melodiosa”.
“Allora?” – la interrogò l’altro, un magnifico esemplare di allodola – “Non mi rispondi?”.
“Io non so che intenzioni tu abbia nei miei confronti, ma devo dire che sei una creatura splendida ed emetti un suono così gradevole che quasi ammalia”.
“Oh, finalmente qualcuno che riconosce i miei meriti. Non come quello sciocco dell’usignolo, che crede di cantare meglio di me. Sai? Mi piaci e non ti mangerò. Del resto, una creatura privilegiata dalla natura come me, non può abbassarsi a cibarsi di esseri così piccoli e vili come te”.
“Davvero?”.
“Certamente. Però, tutto ha un prezzo. Se ti salvo la vita, mi devi aiutare a fare una cosa”.
“Quale?” – domandò incuriosita Briciola.
“Procacciarmi il cibo. Qua vicino c’è un nido, su un albero molto alto. Mamma passerotto va sempre a cercare dei bocconi deliziosi per i suoi piccoli. Sai! Suo marito è troppo impegnato a costruirle una villa estiva, così al cibo pensa lei. Ecco, pensavo che potremmo prendere qualcosa da lì. Ti porterò con me e la distrarrai. Lei verrà a coglierti nel suo becco e io potrò predare il nido. Non è un piano geniale?”.
“Per te forse! Io finirò comunque per essere il pasto di qualcuno e la cosa non mi piace affatto”.
“Suvvia … non penserai che ti abbandoni! Non le permetterò di mangiarti, promesso!”.
“E devo fidarmi?”.
“Non hai scelta!”.
“E va bene!” – disse, sospirando, Briciola.
Giunti al nido, mamma passerotto non c’era, era andata in ricognizione. Al suo posto, aveva lasciato, a guardia dei piccoli, la sua amica gazza ladra.
Vedendo arrivare in volo l’allodola, la salutò dicendole: “Qual buon vento ti porta qui? Di solito non ci degni di uno sguardo. Cosa ti occorre?”.
“Nulla, nulla davvero. Sono solo latrice di un gentile pensiero per questi piccoli”.
“Non vorrai farmi mangiare?” – domandò Briciola sussurrando.
“Zitta!” – bisbigliò tra i denti l’allodola – “Non posso farmi scoprire! Assecondami!”.
Briciola iniziò a sudare freddo, specialmente quando si sentì deporre ai piedi della gazza ladra.
“E tu dai a una come me del cibo avariato? Non vedi come cambia colore? Come puoi pretendere che lo mangino dei piccini? Secondo me, tu stai solo cercando di imbrogliarmi. Tuttavia, voglio essere generosa. Ti lascerò andare se in cambio mi darai quella campanella luccicante che hai al collo”.
“Questa?” – guardando il dono ricevuto da una signora, che, in cambio del suo canto, le lasciava sempre qualcosa del suo pranzo. Per distinguerla dagli altri uccellini, le aveva apposto una campanella, senza stringerla troppo, così da riconoscerla sempre ed essere avvertita del suo arrivo. Ora, però, l’anziana signora era in ospedale per degli accertamenti e l’allodola non sapeva dove fosse. Controllava, però, tutti i giorni che fosse tornata, per allietarla col suo canto.
“Giammai! È un dono a cui tengo e un riconoscimento alla mia bravura”.
“Oh, oh! Qualcuno è troppo pieno di sé qui. O me la dai, o dico a mamma passerotto e company cosa volevi fare”.
Poiché nessuno dei due contendenti cedeva, nacque ben presto una vera e propria rissa.
Briciola, sballottata da una parte all’altra, pensò: “C’è solo una cosa che posso fare per farle smettere” – e, così dicendo, si infilò nell’occhio della gazza ladra.
“Ahi! Il mio occhio! Come faccio adesso?” – gridò quella, cominciando a girare su se stessa.
“Ah, ah! Ben ti sta!” – ridacchiava l’allodola.
Briciola, a quel punto, uscì dall’occhio di quella e rimproverò l’altra: “Ma insomma! Non sai che farti beffe degli altri? È vero che lei ti ha minacciata e ha fatto la prepotente, ma tu non sei da meno. Volevi rubare il cibo a dei bambini, ti rendi conto? La stavi imbrogliando e lei se n’è accorta, così ti ha reso la pariglia. Adesso, però, smettetela!”.
“Smettila tu!” – esclamarono entrambe adirate – “Che ne sai della vita fuori da una tavola imbandita? Lo sai com’è difficile sopravvivere?”.
“No, non lo so, ma so che se vi aiutaste, tutto sarebbe più semplice”.
In quel mentre, arrivò mamma passerotto col marito che, non visti, avevano osservato tutta la scena.
“Ha ragione” – esordì lei – “Dovreste aiutarvi e non minacciarvi a vicenda”.
“È vero” – aggiunse lui – “Per oggi vi mostreremo noi come si fa” – e, così dicendo, divise il cibo che avevano raccolto fra i piccoli e gli ospiti. Solo Briciola non poteva mangiare, perché, in realtà, avrebbe dovuto fungere lei da cibo per gli altri.
“Come possiamo ricompensarti?” – domandò mamma passerotto.
“Oh, veder la pace fra queste due è già molto. Tuttavia, mi piacerebbe avere un posto sicuro dove stare e dove poter imparare tutto quello che non ho mai visto”.
“Te lo offro io” – rispose l’allodola – “In fondo, hai mantenuto la promessa: mi hai aiutato. Adesso tocca a me! Coraggio, entra nella campanella, suonerà lo stesso e viaggerai con me. Diciamo che … potrai farmi da manager nei miei concerti, va bene?”.
“Benissimo” – rispose entusiasta lei.
Mamma passerotto, a quel punto, suggerì all’allodola di confortare, col suo canto melodioso, dei degenti di un ospedale lì vicino e di andarci presto, perché c’era una vecchina che, secondo lei, ne aveva particolarmente bisogno.
L’allodola capì e, salutando tutti cordialmente, con la promessa di andare a trovarli spesso, si fiondò dove le era stato indicato.
“La mia amica!” – esclamò la vecchietta – “Come mi hai trovata?” e in cambio l’allodola iniziò a cantare per lei, contenta di averla ritrovata. Ci andò tutti i giorni, fino alle sue dimissioni.
Ogni tanto, mentre cantava, scuoteva il collo e la vecchina diceva: “Non so, oggi il tuo canto ha una briciola di sapore in più!”.

Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, personaggi, nomi, situazioni, è puramente casuale

Gabriella De Carlo

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