Si tolse la vita impiccandosi all’interno del carcere di Teramo dove Cosimo Intrepido, 31enne di Trepuzzi, si trovava detenuto e i legali Giuseppe Rampino e Antonio Savoia hanno avanzato una maxi richiesta risarcitoria di circa 700 mila euro indirizzata al Ministero di Grazia e Giustizia

e alla direzione carceraria del penitenziario teramano. Sin da subito le circostanze di quel suicidio apparvero poco chiare. Affetto da una “psicosi maniacale” e da un disturbo bipolare della personalità Intrepido aveva già tentato un primo suicidio un anno prima tentando di tagliarsi le vene. Secondo i suoi familiari al loro stretto parente non sarebbe stata predisposta un’adeguata vigilanza o un trasferimento in una comunità terapeutica del loro consanguineo. Lo stato di insofferenza di Intrepido al regime carcerario sarebbe stato poi confermato da una lettera con cui lo stesso giovane chiedeva di essere trasferito presso il Cim di Squinzano per poter curare la patologia e avvicinarsi così ai suoi figlioletti. Ci sarebbe anche una seconda missiva scritta di proprio pugno da Intrepido per descrivere la sua intolleranza in cui sottolinea: “Non fa niente che sono lontano dalla mia regione ma vi prego di farmi partire da questo carcere”. Il suicidio, però, ha spezzato la sua giovane vita.

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